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Punti luce per le Fraternità

Il cammino delle Fraternità si capisce di più ascoltando dalle esperienze e nel confronto reciproco, che non attraverso gli scritti.

Presentiamo alcuni punti che possono aiutare ad approfondire la conoscenza reciproca della Fraternità, cioè il cammino di fede-carità fatto tra l’uomo di Dio e la donna di Dio (ci piace chiamarla così perché la donna che fa un cammino di comunione con un prete deve essere una persona che come lui ha dato il suo cuore al Signore e che si mette a servizio del Regno).

Pensiamo siano molte le persone chiamate a questo carisma, ma forse soltanto alcune ricevono dallo Spirito il dono di esserne coscienti.

La Fraternità: fratelli ci si trova e non ci si sceglie. E’ un essere insieme tra il prete e la donna per aiutarsi reciprocamente in un cammino verso la santità.

I due si aiutano a salire insieme la sacra montagna: “Cristo”.

Il prete alcune volte soffre la solitudine interiore, ma, se una donna vive accanto a lui in modo evangelico, la sua vita diventa più equilibrata, serena e gioiosa. Il vivere accanto non significa vivere insieme nello stesso luogo.

L’uomo immagine di Dio-Trinità che è amore, relazione, comunione.

Se tra l’uomo e la donna vengono vissuti questi valori, la loro umanità si potenzia e l’amore tra i due assume una dimensione evangelica.

E’ un cammino profetico, che può preparare tempi nuovi alla Chiesa.

La Fraternità è un modo di essere che il consacrato non ha voluto o cercato, ma un dono dello Spirito di cui si sente investito. E’ un dono originale, un cammino delicato, ma arricchente e pacificante, che non tutti possono capire, ma solo coloro a cui il Signore ne fa grazia.

E’ una vocazione che si vive nella semplicità e con umiltà, e di questo deve parlarne la vita. La comunione vera e concreta che intercorre tra il prete e la donna, chiamata dallo Spirito, trova la sua radice nel cuore di Cristo.

L’aiuto e il sostegno reciproco rendono vitale il dettato biblico: “Ti darò un aiuto che ti stia di fronte” (Gen. 2, 18). Queste parole valgono non solo per gli sposi, ma anche per i consacrati, perché anch’essi hanno bisogno di chi li aiuta con amore, di chi li sostiene, per vivere in pienezza la loro vocazione.                              

Anche i consacrati hanno bisogno di un altro/a per crescere in umanità, per diventare più Amore, e così donarsi con intensità a coloro che sono chiamati a servire.

Alcune volte chi è chiamato a vivere questo carisma inizia il cammino in modo inconsapevole, incerto, alcuni anche nella fatica e nelle difficoltà, fino al momento in cui, incontrata la “luce”, si tenta di camminare per essere sempre di più come Gesù ci vuole.                                                                                                 Ogni Fraternità nasce nelle circostanze più diverse: l’importante è che i due abbiano capito che sono chiamati dal Signore ad essere i custodi della vocazione l’uno dell’altra e che sono chiamati insieme a servire il Regno nelle modalità che le circostanze presentano.

La Fraternità non è una terza via tra il matrimonio e il celibato o la verginità , ma una via che aiuta ad essere sé stessi nella vocazione donata dal Signore.            

La Fraternità è un carisma straordinario: solo in un clima animato dallo Spirito e in una visione di fede l’uomo e la donna possono stare uno accanto all’altra, possono volersi bene e aiutarsi in modo evangelico,  fraterno, con una propria specificità senza invadere la specificità sponsale.                                           

Questo cammino aiuta ad essere non solo annunciatori, ma testimoni delle realtà ultime.

Ogni Fraternità ha una propria storia.                                                               

Le Fraternità che noi conosciamo sono tutte diverse l’una dall’altra, perché lo Spirito è ricco di fantasia, anche se ci sono molti elementi in comune. Questo carisma è come un grande giardino con fiori di colore e profumi diversi.

Le Fraternità che si riconoscono nell’Opera dell’Amore Sacerdotale cercano di stare in comunione tra loro, per attingere l’uno dall’altro “semi di vita”, ma anche perché vogliono sostenersi reciprocamente  e, attraverso incontri periodici, crescere in uno spirito ecclesiale.                                                                                                     

La Fraternità non è finalizzata ai due ma è per il bene della Chiesa.

L’Opera dell’Amore Sacerdotale non dà la vocazione alla Fraternità, ma aiuta a fare un discernimento.                                                                                       

La non presenza di “regole fisse”, per vivere questa vocazione, è voluta per rispettare la creatività dello Spirito, questo chiede un forte impegno personale.                                              

Dal 1975, anno in cui il Signore ci ha fatto capire il valore di questo carisma abbiamo avvicinato molti consacrati in cui era già presente questo dono.                                                                                          

Il Vescovo di Verona, Padre Flavio Roberto Carraro, ha riconosciuto l’Opera l’ 8 dicembre 2000, come “Associazione Pubblica di Fedeli”.

E’ stato questo un grande dono!

Dal dialogo fatto con alcuni vescovi abbiamo capito che, nei riguardi di questo esperienza, vale più presentare delle esperienze di vita che parole scritte.

Tra le persone che fanno parte dell’Opera ni non abbiamo mai cercato nessuno. Questa è una garanzia che tutto è guidato dal Signore.

La Fraternità è uno spirito che va confrontato con un padre spirituale  che capisca il valore di questo cammino.

L’Opera intende aiutare la donna a scoprire il valore del suo sacerdozio battesimale e ad essere disponibile per metterlo accanto al sacerdozio ministeriale, condividendo la passione pastorale per il Regno e donando al sacerdote quella dimensione di attenzione e delicatezza materna di cui egli ha bisogno per esercitare il suo servizio.

In questa vocazione non è solo la donna chiamata ad aiutare il prete ma viene lei stessa aiutata a mettere in atto il suo genio femminile. La donna è soggetto evangelizzante quanto l’uomo, anche se le modalità possono essere diverse.

Nella Fraternità, alla donna non si chiede una forma particolare di consacrazione, ma di essere votata al Signore coltivando con Lui una forte relazione mediante l’ascolto della Parola, l’amore all’Eucarestia e la preghiera personale.

E’ auspicabile, nei limiti del possibile, che essa abbia, oltre ad una preparazione teologica, una professione per essere autosufficiente e sentirsi così pienamente inserita nell’ambito sociale con una propria identità.

Dall’esempio di vita di alcuni santi vediamo che la relazione tra l’uomo e la donna è stata un cammino di santità.

 

Verona, 15 giugno 2012

 

Don Gianfranco Ferrari