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Una vita di fraternità

"Parlare della mia vocazione significa ripercorrere, con memoria grata, le tappe di un cammino lungo, spesso sofferto, ma sempre guidato dalla Provvidenza divina che sa tessere la nostra vita al di là di ogni nostra attesa. Fin dalla giovinezza ho avvertito la bellezza di poter affiancare un sacerdote nel suo ministero, accolto nel mio cuore come fratello, con cui condividere non solo le fatiche pastorali, ma la sua stessa vocazione, per continuare oggi l’esperienza d’intimità, di discepolato e di testimonianza delle donne al seguito di Gesù.

Per lungo tempo ho seguito mio fratello sacerdote, animata da quell’esigenza interiore che portavo dentro senza sapere come realizzarla. Circostanze particolari anche di lavoro mi hanno portata a lasciare mio fratello, per inserirmi in una parrocchia dove un giovane sacerdote mi chiedeva di sostenerlo nel suo ministero, in una zona povera di mezzi economici, ma soprattutto di valori morali. Iniziò così un periodo di intensa collaborazione pastorale in cui ho potuto sperimentare la gioia di donarmi e la vastità di ambiti in cui la donna può esprimersi. Era inoltre l’anno in cui era stata avviata la riforma liturgica per cui mi prestavo anche in chiesa guidando il canto dei bambini e dei giovani. Questa però era soltanto un’occasione per meglio conoscere i parrocchiani finché, proprio dal rapporto intessuto con le famiglie, era nata un’intimità più diretta con Gesù eucaristia divenuto sostegno in quell’apostolato di collaborazione.

Il mio appartamento, che dividevo con una signorina anziana consacrata, divenne il luogo dove il sacerdote poteva incontrare non solo il gruppo dei giovani, ma anche quelle persone in difficoltà che non potevano essere accolte in canonica. Il lavorare insieme ci ha permesso di rivelare l’uno all’altra quel sacramento di Cristo, segno concreto della misericordia del Padre. È stato proprio in questa parrocchia che la volontà di Dio, tante volte cercata, si andava esprimendo in modo chiaro e preciso anche grazie al consiglio di questo sacerdote. Al di là del tempo dedicato alla scuola (insegnavo allora nelle medie) c’era sempre spazio per riflettere nella preghiera e nell’ascolto della parola del Signore, che mi invitava poi a testimoniare mettendomi a servizio di quelle povertà che via via lo stesso sacerdote mi faceva conoscere. Ero diventata un po’ la sua staffetta là dove c’erano rapporti o famiglie irregolari, chiamata a svolgere funzioni di ponte tra il sacerdote e la gente. La mia casa si fece ancora luogo di ospitalità per giovani in situazioni di disagio. Insistente tuttavia rimaneva in me il richiamo di passare tutto il mio tempo a servizio della parrocchia affidata al sacerdote, che da poco era stato nominato pastore di una comunità senza chiesa e senza canonica. Fu questo il momento più forte della mia donazione a Dio e alla Chiesa. Lasciato l’insegnamento, mi sono dedicata a tempo pieno alla nuova comunità. Si è aperto così un altro capitolo della mia vita, caratterizzato dalla convivenza e dalla condivisione del medesimo ideale, che ha per meta l’unità dei due, progettata da Dio fin dal principio e ricostituita, dopo la lacerazione del peccato, da Cristo.

 

In quel tempo, l’appartamento che ci ospitava, era diventato sede della nuova comunità perché lì si svolgevano gli incontri formativi, si faceva il catechismo e, in una stanza adibita a cappella, si celebrava l’eucaristia. È proprio vero che le difficoltà, quando sono vissute nella fede, diventano materiale di costruzione non solo della propria persona, ma della stessa comunità. In questa parrocchia ho conosciuto la fatica nel relazionarmi con persone di ceto diverso, ma alla fine mi sono convinta che in ogni uomo Dio ha deposto i suoi doni. Nel vivere insieme abbiamo riscontrato quelle difficoltà che sono proprie di chi abita sotto lo stesso tetto, ma la fede e l’amore hanno sempre avuto la meglio anche perché, davanti al tabernacolo, nelle ore tarde della sera, ci trovavamo in sintonia di preghiera e di comunione nello spirito. Nel dialogo ci sentivamo partecipi della medesima passione per il regno di Dio, accomunati dallo stesso amore verso il prossimo. Vivendo e realizzando nel servizio al popolo di Dio la nostra comunione spirituale, abbiamo colto l’inestimabile tenerezza di Gesù sacerdote, il suo amore aperto e disponibile per ogni creatura, la sua paterna provvidenza. Davvero abbiamo sperimentato come il sacerdote abbia bisogno dell’apporto del "genio femminile" per completarsi nella sua umanità e per saper riversare sul popolo a lui affidato quell’amore e quell’accoglienza paterna e materna insieme e come la donna, attuando questa vocazione sull’esempio di Maria, possa realizzarsi pienamente. Di quante cose belle e superiori a ogni nostra attesa siamo stati testimoni. Il solco del nuovo cammino che stavamo percorrendo insieme diventava sempre più incisivo e profondo anche nei confronti della stessa comunità parrocchiale inconsciamente partecipe dei frutti della nostra collaborazione nell’apostolato. Collaborazione che sentiamo bello e significativo chiamare "fraternità".

Ma come potevamo far parte con altri della nostra esperienza? Nei modi e nei tempi più diversi il Signore ha messo sulla nostra strada preti e donne consacrate che già vivevano il nostro stesso carisma. Si è formato così un gruppo di persone che ci domandavano di essere affiancate per meglio conoscere e vivere la loro vocazione di fraternità. Sono quindi nati, spontanei, gli incontri fatti di preghiera, di adorazione a quel Gesù, il sacerdote sommo ed eterno capace di alimentarci del suo stesso amore oblativo. Alle prime fraternità se ne sono aggiunte via via altre, ognuna delle quali con una sua connotazione umana, apostolica e spirituale. È questa una ricchezza che emerge nei nostri incontri mensili di formazione perché nel dialogo, nello scambio dei beni spirituali e nella comunicazione delle esperienze pastorali ci confermiamo nella nostra vocazione.

Da questa esperienza è nata, a Verona, l’Opera dell’Amore Sacerdotale approvata come Associazione pubblica di fedeli l’otto dicembre 2000 dal vescovo Padre Flavio Carraro.

Amalia Ferrari