Stampa

Un cammino spirituale

"Sono sacerdote dal 1964. Da sempre faccio un cammino spirituale affiancato da una signorina di nome Amalia e seguo un gruppo di sacerdoti e donne che il Signore mi ha fatto incontrare e che fanno la mia stessa esperienza di vita. Appena prete, avevo 27 anni, sono stato mandato in una parrocchia di Verona, povera e con il parroco anziano. Lì ho incontrato una signorina, più matura di me per età, insegnante, con un forte spirito di preghiera e tanta carità nel cuore. Abbiamo cominciato a lavorare insieme mettendoci a disposizione dei giovani; lei mi aiutava nella liturgia, curava il canto, ma era disponibile in tutti i settori dell’apostolato, specie nel seguire situazioni di emarginazione. Dopo qualche mese, mi ha chiesto di farle da direttore spirituale. Mi sentivo inadeguato, incapace. Ma dietro la sua insistenza e su suggerimento del padre spirituale che l’aveva affiancata fino a quel momento, ho accolto la sua proposta. Ho sempre imparato da lei. Il suo amore verso la parola di Dio, l’Eucaristia, il suo modo di rapportarsi a Gesù, il suo spirito di preghiera, la vita spesa come dono senza ombra di interesse o di calcolo, la sua generosità e prontezza verso tutto e tutti mi hanno tanto beneficiato. Lei mi ripeteva spesso: deve diventare un santo sacerdote. Io rispondevo: a me basta essere un buon prete, saper spendermi per gli altri, alla santità non ci penso.

In poco tempo, erano gli anni 1964-67, si è formato intorno a noi un numeroso gruppo di giovani e tutta la parrocchia si è ravvivata: si andava dagli anziani, dai malati, dai poveri. Si era creata una corrente d’amore con tutti: una famiglia. Il vecchio parroco ci lasciava fare e ci dava fiducia. Poi sono stato trasferito in un’altra parrocchia, e successivamente in seminario. Questa donna era fedele nello starmi vicino e nel fare accanto a me un cammino nello Spirito. Nel 1974 il vescovo mi ha affidato l’incarico di iniziare una nuova parrocchia in un quartiere residenziale della città. Sono stati tempi duri, ma l’incoscienza della giovane età fa affrontare tutto con entusiasmo e gioia. Non avevo nessuno che potesse venire in casa con me. Amalia si è proposta; ha lasciato la sua casa e, con una donna che viveva da anni con lei, è venuta ad abitare con me in un appartamento di un condominio che all’inizio è stato casa canonica, chiesa (la sala da pranzo l’avevamo adibita a cappella), aule per la pastorale e ufficio parrocchiale. I locali che di giorno servivano per accogliere la gente, di sera diventavano le nostre camere.

In questo tempo abbiamo capito che il Signore ci chiamava in modo nuovo a essere insieme per Lui. È iniziata così la nuova comunità parrocchiale di S. Francesco D’Assisi (circa 1.350 famiglie). Più tardi abbiamo avuto come chiesa un seminterrato, poi una vera chiesa con casa canonica, aule per il catechismo e qualche altra struttura. Nel vivere insieme abbiamo incontrato alcune difficoltà, per i nostri caratteri molto diversi, ma la fede e l’amore hanno sempre vinto. Abbiamo fatto tante ore di adorazione. Amalia era un’apostola, accanto al prete. Nel frattempo il Signore ha messo sulla nostra strada altri preti e donne che vivevano il nostro stesso carisma e abbiamo capito che la nostra missione non era solo quella parrocchiale, ma anche quella di affiancare con un discernimento le persone che Gesù ci mandava.

Non abbiamo mai cercato nessuno, ma le circostanze o chi ci conosceva, mandavano a noi preti e donne che vivevano, anche se con modalità diverse, la nostra stessa vocazione. In tutti questi  anni si è formata una rete di persone, dal Nord al Sud d’Italia. Ci sono donne nubili e suore. Questo cammino dell’"uomo di Dio" accanto alla "donna di Dio" (mi esprimo così per sottolineare che non è una semplice amicizia tra un uomo e una donna) lo chiamiamo "fraternità" perché fratelli si nasce, non ci si sceglie. È un cammino che nasce dall’Alto. Dio ha fatti incontrare i due e li chiama a realizzare l’enunciato biblico: «Ti darò un aiuto che ti stia di fronte». Di solito queste parole le riferiamo al matrimonio, ma credo che valgano anche per alcuni consacrati chiamati dal Signore a essere l’uno per l’altra un aiuto per andare a Dio. Non solo il prete è chiamato ad aiutare le persone per andare al Signore, ma anche la donna può aiutare un prete in questa missione. Dobbiamo guardare a Maria! Chi è stata Maria per gli apostoli? Nel momento difficile della prova è stata il modello della fedeltà, del sapersi esporre con coraggio, nel silenzio. È stata al suo posto, senza paura. La donna, Maria, è stata forte, gli apostoli deboli. Pensiamo poi a Maria nel Cenacolo. La sua preghiera con la Chiesa nascente.

Anche oggi la donna può aiutare un prete a essere fedele ai suoi impegni con Dio e tra gli uomini e può affiancarlo nella preghiera, ed essergli modello di preghiera. Che cos’è la fraternità? Per noi è un carisma che coniuga la collaborazione tra l’uomo e la donna (vedi Maria e Giuseppe, Chiara e Francesco).

La donna, nella dimensione contemplativa, diventa un aiuto perché il prete viva in pienezza la vita dello Spirito e semini con autenticità e zelo apostolico il Vangelo. Noi siamo dei contemplativi quando, pur vivendo nel mondo, il nostro cuore è solo per Dio e con Dio. In questa dimensione l’uomo e la donna diventano l’uno per l’altra sacramento della presenza di Gesù nella consapevolezza che l’amore di Cristo è forma e sostanza del loro amore. La fraternità dev’essere sostanziata dalla fede, dalla carità e dal servizio al popolo di Dio per essere un segno profetico per il nostro tempo.

Don Gianfranco Ferrari