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Una Perla Nascosta

 


   

 

 

 Abbiamo ritenuto opportuno pubblicare le lettere scritte dal 1979 al 2012 indirizzate ai componenti dell’Opera dell’Amore Sacerdotale: hanno costituito una scuola di spiritualità per formare coloro che hanno incontrato, attraverso sentieri diversi, questo carisma.

È un cammino che vuol creare comunione tra le varie vocazioni che si innestano nel battesimo come dono l’una per l’altra nell'aiuto vicendevole sul piano dell’ «essere» a servizio della Chiesa.

Per rinverdire la Chiesa non dobbiamo pensare alle grandi organizzazioni, è necessario invece moltiplicare e potenziare le micro-realizzazioni, consapevoli che le grandi svolte epocali sono sempre nate nel silenzio, nell'umiltà, nella preghiera e semplicità evangelica.

È più difficile nella Chiesa costruire l’uomo interiore che chiese materiali o case per servizi di carità o sociali.

Ci auguriamo che queste lettere (meditazioni) possano aiutare a formare cristiani credibili, costruttori del regno di Dio.

 

I libri si possono richiedere inviando una mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

 Segue la prefazione del vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti


 

 

 

 

Prefazione

Davvero felice è stata l’intuizione di pubblicare le lettere, a firma di don Gianfranco, o di Amalia o di entrambi, che nel loro insieme ripercorrono i più di trent'anni di vita dell’Opera dell’Amore Sacerdotale. Vi si percepisce una sorta di disarmante fiducia, propria di chi si affida al soffio dello Spirito senza sapere dove lo Spirito avrebbe condotto la barca.

L’Opera è davvero cresciuta in questi oltre trent'anni, diramandosi, come virgulto dello stesso ceppo rigoglioso, senza essere in alcun modo pilotata, avvolta nell'umiltà e nel silenzio, timorosa di far chiasso, accompagnata nella sua crescita quasi impercettibile, dal discernimento da parte del Servo di Dio don Luigi Pedrollo, nei suoi primordi, e poi dal card. Carlo Maria Martini, oltre che da vari vescovi, tra i quali il mio predecessore, padre Flavio Roberto Carraro.

Con tanta semplicità e limpidezza di linguaggio, nella pubblicazione aleggia ovunque la teologia trinitaria, che sta a fondamento dell’Opera, con accentuazione dell’agire dello Spirito Santo, da cui don Gianfranco e Amalia si sono lasciati progressivamente lambire e conquistare, nel dare forma all'Opera dell’Amore Sacerdotale. È nell'alveo dell’amore trinitario che prende forma questo spirito, che si distingue nel riflettere la dedizione di Cristo per la Chiesa, nella speranza di rinnovare il volto dell’umanità, come uscita dalle mani del Creatore e Padre.

Dall'insieme delle lettere, mai pensate in vista di una pubblicazione, ma sempre finalizzate al suggerimento momentaneo di un pensiero desunto dalla Parola di Dio o dal Magistero, e ad un incoraggiamento a vivere in pienezza il carisma dell’Opera, si ha la percezione del volto e dell’anima dell’Opera venuti fuori a mosaico, tassello dopo tassello, senza un piano preventivo. Alla fine, però, volto e anima ci sono interamente. E si vedono. Con delineazione dell’identità sempre più marcata, passata comunque attraverso il crogiolo del non facile travaglio del parto e della crescita di una creatura nuova. Si potrebbe quasi dire che a guidare dall'interno la mano che scriveva, sotto certi aspetti almeno, ed il protagonista dell’intero evolversi dell’Opera, era, e lo è tuttora, lo Spirito Santo.

Opera dell’Amore Sacerdotale, viene definita. Non c’è dubbio che essa è radicata anzitutto nell'amore di Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, offerto unitamente al Padre e ai fratelli. Questa mozione manifesta una cura particolare verso i sacerdoti. Tale amore purissimo verso i sacerdoti, come partecipazione a quello di Cristo e sua dilatazione, è possibile, e quanto mai fecondo, sia da parte di persone, in particolare donne, consacrate ad affiancarsi alla diaconia del presbitero — previo adeguato discernimento — nella sua stessa radicalità di vita evangelica e decisa volontà di essere esclusivamente di Cristo, sia da parte di sposi raggiunti dal carisma, che nella loro vita matrimoniale rendono vivo e fecondo il sacerdozio battesimale.

Sotto questo profilo, l’Opera dell’Amore Sacerdotale evidenzia l’inscindibile connessione tra sacramento dell’Ordine e sacramento del matrimonio che il Catechismo della Chiesa Cattolica unisce sotto la dizione di Sacramenti del servizio della comunione.

La vergine Maria, tante volte evocata nelle lettere come madre della Chiesa e madre dei sacerdoti, interceda teneramente per l’Opera dell’Amore Sacerdotale, nella quale ci è dato di scorgere il sigillo di un’Opera di Dio particolarmente carica di promesse per il futuro dei Presbiteri e della Chiesa.

           

  

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Presentazione

Le lettere che riceviamo o spediamo fanno rivivere dei pezzi di vita, di cui siamo stati, talvolta protagonisti o, forse più spesso, beneficiari e rendono vivo e sempre più penetrante quel dialogo che caratterizza la vita di famiglia. Così queste lettere che hanno scandito i primi passi, il crescere e il maturare dell’Opera dell’Amore Sacerdotale (OAS) rappresentano una singolare opportunità per fare memoria, con animo grato, della fedeltà di Dio e delle grandi cose da Lui compiute. E ci aiutano a ripercorrere la storia di un carisma che, come il piccolo seme evangelico, ha preso forma in modo sorprendente, ha preso carne, accettando i ritmi della nostra comprensione, a volte faticosa o parziale, o della nostra disponibilità, forse segnata da timori e da dubbi. Una storia che non è fatta solo di tappe cronologiche, ma è intessuta di kairos, di salvezza.

Il Carisma che ispira, anima e sostiene l’Opera è, in un qualche modo, uno dei frutti conciliari e, nello stesso tempo, un aiuto per la sua piena realizzazione, anticipando anche sfumature e declinazioni che troveranno poi una sistematizzazione nel Magistero, che ci ha guidato in questi anni.

Al centro: il sacerdozio di Cristo

Opera dell’Amore Sacerdotale: questo il nome che, dopo alcuni anni di vita, viene assunto da questo piccolo gruppo che si era formato nel tempo; un nome che delinea l’identità e traccia un programma. Il rimando è, prima di tutto, all'Unico e Sommo Sacerdote: Gesù Cristo, radice e meta, ma anche modello. Per questo una delle pagine di vangelo che hanno accompagnato e fatto luce è proprio la preghiera sacerdotale di Gesù, al capitolo 17 del vangelo di Giovanni: «Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. [...] Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo...» (vv 4,6).

Amore sacerdotale che, prima di tutto, è da contemplare in tutte quelle espressioni di cui è ricca l’esistenza di Gesù, portatore della Nuova ed eterna Alleanza e autore di un sacrificio vivente, come ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei. «Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo» (Eb 2,17)

Amore che nasce da una cuore ferito, che si apre per contenere e lasciarsi vulnerare dall'umanità di ogni tempo; amore di lode, di ringraziamento; amore che si fa dono nelle innumerevoli espressioni; amore sempre alla ricerca dell’altro; amore di offerta e di consegna a Dio Padre e ai fratelli e alle sorelle; amore fedele, che non indietreggia mai, nemmeno di fronte alla croce; amore misericordioso, che si china con tenerezza sulle miserie dell’uomo e della donna.

Amore sacerdotale, che ci avvolge come in un unico manto, ci unisce, imprime in noi un sigillo e, nello stesso tempo, si specifica nelle diverse vocazioni, presbiterale, coniugale, laicale, assumendo un timbro e una colorazione particolare. Emerge qui lo specifico dell'Oas: aiutare ogni battezzato ad immergersi sempre più nel sacerdozio di Cristo, per riscoprire e vivere con sempre maggior consapevolezza il proprio sacerdozio battesimale e declinarlo poi nella propria vocazione.

Popolo sacerdotale

In questa prospettiva si colloca un altro lato di questo prisma rifrangente che è il carisma dell’Oas, ovvero la reciprocità, di servizio e di aiuto, tra le varie vocazioni all'interno del popolo di Dio, in particolare tra il sacerdozio battesimale e quello ministeriale. «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado sono tuttavia ordinati l’uno all'altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo» (Lumen Gentium 10). Pregnante l’espressione, e forse non ancora del tutto «indagata» e attuata: «essere ordinati l’uno all'altro», che indica questo mettersi di fronte l’uno all'altro per aiutarsi ad essere se stessi e per godere dello scambio di doni.

La Comunione sarà non solo possibile ma anche sempre più feconda, nella misura in cui ciascuno vive in pienezza il proprio sacerdozio battesimale, che ci fa camminare come discepoli dell’unico Signore e Maestro e ci mette poi a servizio con quella modalità e forma con cui il Signore ci chiama.

Si spiega così il fatto che l’Opera dell’Amore Sacerdotale comprenda e coinvolga tutte le vocazioni del popolo di Dio, considerate e accolte nella loro reciproca relazione: preti e sposi, preti e laici, preti e donne consacrate. Cammino di comunione, di popolo di Dio, dove ciascuno - vivendo fedelmente la propria vocazione e custodendo Cristo nella propria vita - si fa custode della vocazione dell’altro/a. In un intreccio che armonizza e valorizza ogni dono.

Compito particolarmente urgente in un tempo, come quello attuale, segnato dalla crisi antropologica, da una falsa idea di autonomia che induce l’uomo a concepirsi come un «io» completo in se stesso (cfr. Educare alla vita buona del vangelo, 9) e dove «Il tu e il noi – gli altri –sono spesso avvertiti come una minaccia per l’integrità dell’io» (cfr. Invito Convegno ecclesiale di Firenze). Si intravvede così come ogni carisma, nella sua declinazione storica, rappresenti una risposta, una piccola luce che rischiara tratti di strada rimasti avvolti nell'ombra, nel buio o nella nebbia.

Solo alcune pennellate di un carisma che, se segna e trasforma l’esistenza di chi lo ha ricevuto in dono, è anche chiamato a sciogliersi, come sale e come lievito, nella pasta della comunità cristiana. Come il sale e il lievito, anche l’Opera non ha una forma propria (strutture, organizzazione), non ha «opere», se non quella di vivere e testimoniare l’amore sacerdotale.

L’augurio è che le nostre comunità siano state e siano sempre più insaporite dalla famiglia dell’Opera dell’Amore Sacerdotale. E che il sale e il lievito dell’Opera dell’Amore Sacerdotale mantengano la freschezza e la novità del carisma.

Maria Cecilia Scaffardi