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L'Opera dell'Amore Sacerdotale - Un dono per la Chiesa




INTRODUZIONE

 

Alcune persone, più volte, ci hanno chiesto di mettere per iscritto come è nata l’Opera dell’Amore Sacerdotale.

Con questo lavoro si vuol far conoscere che cos’è l’Opera  e presentare il cammino di chi lo ha accolto e interiorizzato mentre lo stava percorrendo.

Il contenuto di questa pubblicazione vuol essere un testo base per una conoscenza dello spirito dell’Opera e un aiuto per gli incontri dei componenti i tre rami.

Il libro presenta un’esperienza nata da due persone consacrate che sono state custodi l’una dell’altra della loro vocazione.

E’ un insieme di riflessioni su temi diversi come quello dei preti, dei consacrati, delle donne, degli sposi, della Chiesa, non è una trattazione sistematica. Sono riflessioni spirituali che vogliono aiutare a pensare e propongono un modo di essere.

L’Opera vuol essere un dono di Dio alla Chiesa.

Ciò che viene presentato si radica nella volontà di Dio, manifestatasi nel tempo, in forma graduale, sotto la guida e il discernimento di persone qualificate e sagge che ci hanno aiutato ad accogliere, comprendere, proporre il carisma e lo spirito dell’Opera.

Quanto viene fatto conoscere è come l’acqua di un fiume nel quale si sono riversati ruscelli diversi. Abbiamo capito che quest’acqua non doveva essere dispersa, ma era destinata ad alimentare coloro che lo Spirito avrebbe messo sulla nostra strada.

Confidiamo che  quanto viene presentato possa orientare i chiamati a questo progetto di salvezza e indicare un cammino; un riferimento per discernere la vocazione di chi fosse chiamato, un aiuto per la propria scelta e vita spirituale.

L’Opera che viene presentata è composta di tre rami: le Fraternità, il Gruppo Sposi, le Animatrici di Comunità Cristiana che formano un’unica famiglia, anche se ciascun ramo va coltivato con modalità diverse: unica è la radice, unica è la meta ed è nello scambio di doni che ci sarà una ricchezza a beneficio della Chiesa.

L’Opera  ci dona luce  per capire come il sacerdozio di Cristo sta a fondamento del sacerdozio del popolo di Dio, entro il quale vive e si integra il sacerdozio battesimale con quello ministeriale.

Lo specifico dell’Opera sottolinea come il sacerdozio dei fedeli, che vive in Cristo la sua pienezza, si affianca al sacerdozio ministeriale non come realtà accessoria, ma come potenziamento ed espressione dei due modi di incarnare e di esprimere il sacerdozio di Cristo.

Dopo trent’anni di cammino ci sembra di essere entrati nella maggiore età, nel senso di poter guardare indietro a una esperienza sufficientemente lunga e di essere perciò in grado di esporre alcune considerazioni.

Come responsabili dell’Opera ci siamo sentiti chiamati a operare un primo discernimento su questo “dono”, seguirne lo sviluppo e accompagnare coloro che il Signore rende partecipi di questo carisma come servizio alla comunità dei credenti.

Se si legge a ritroso la storia di questa Famiglia, si comprenderà come tutto coopera per il bene quando si vive aperti all’amore di Dio.

Desideriamo condividere nella gioia questo dono con chi ancora non lo conosce.

Ogni seme buono, anche quando dovesse tardare a germogliare, darà sempre un albero buono.

Così è dell’Opera. Il Signore ci  invita a guardare avanti, a lasciarci guidare da lui e a riporre in lui ogni fiducia.

Ciò che il Signore ha donato non lo ritira, ciò che ha seminato dà e darà i suoi frutti. 

Il servizio che l’Opera  presta alla Chiesa matura alla luce dello Spirito Santo e domanda la nostra disponibilità e il nostro impegno..

La nostra testimonianza nei riguardi delle Fraternità ci auguriamo possa aprire nuove strade, nuovi modi di essere della donna all’interno della vita ecclesiale. Non basta ricordare questa verità: è giunto il momento di favorirne la realizzazione.

Don Gianfranco Ferrari e Amalia Ferrari

 

Verona 25 marzo 2005  Festa dell’Annunciazione del Signore


INDICE

1.   IDENTITA’

3.   L’OPERA

 

7.   ALLE SORGENTI DELLA TRINITA’

8.   NELLA CHIESA A SERVIZIO DEL REGNO 

10. LA  SANTITA’

11. VITA DI FEDE 

13. AMORE FRATERNO


1. IDENTITA’

“Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi
e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga:
perché tutto quello che chiederete
al Padre nel mio nome ve lo conceda”.

Giovanni 15,16-17

Uno spirito

L’Opera dell’Amore Sacerdotale è uno spirito vissuto come famiglia che vuole porsi a disposizione del popolo di Dio, per evidenziare la reciprocità fra il sacerdozio battesimale e quello ministeriale. Lo spirito che deve animare questa famiglia trova le sue radici nella preghiera, nella confidenza e nell’abbandono alla bontà del Padre, nella mansuetudine e mitezza verso se stessi e verso tutti. Chi vive questo spirito sa cogliere la bellezza di questa chiamata, prima ancora di accettare i limiti della sua risposta. Questo dono, che il Signore fa alla Chiesa, è frutto di un'intuizione nata dal cammino di fede e di carità tra don Gianfranco Ferrari e Amalia Ferrari, che il Signore ha fatto incontrare nel novembre del 1964. Dalla direzione spirituale è emerso per loro un modo di essere insieme, nella preghiera, nella carità fraterna e nel servizio alla Chiesa.

L’anima del carisma che essi vogliono presentare trova la sua fonte nel brano evangelico della preghiera sacerdotale di Gesù (cfr. Gv.17), si concretizza in una forte spiritualità eucaristica e in un’attenzione particolare alle varie forme di povertà spirituale e materiale, presenti nella nostra società e vuole suscitare interesse  e amore verso i sacerdoti e i consacrati.

 

Una data

Il 31 maggio 1975 don Gianfranco e Amalia sono investiti da un preciso impegno che non viene da volontà umana, ma si manifesta in una particolare luce dello Spirito. Si ritrovano nelle mani come un “seme”. Non sanno cosa sia, ma lo capiranno nel tempo . Si confrontano con persone particolarmente illuminate per un discernimento. Hanno capito che il Signore vuole da loro un’Opera, un nuovo cammino di Chiesa, in cui i consacrati e le coppie di sposi si aiutino a camminare nelle vie dello Spirito per una testimonianza cristiana “incarnata” in mezzo al popolo di Dio. Quando il Signore chiede un impegno alle sue creature, non solo rimane accanto a loro, ma le precede e prepara il terreno su cui sono chiamate a camminare. Così è avvenuto. Ciò che è stato intuito si è realizzato trovando riscontro nelle persone che nel tempo il Signore avrebbe mandato. In seguito accanto a loro, all’interno del servizio pastorale, nasce anche un gruppo di donne che, nella preghiera e con l’offerta della propria vita, chiedono a Dio la presenza di donne particolarmente impegnate nella vita dello spirito e nell’amore alla Chiesa, che sappiano stare santamente accanto ai sacerdoti.

Nasce, nel tempo, una famiglia spirituale che presenta tre modi di essere:

• le Fraternità,

• il Gruppo Sposi,

• le Animatrici di Comunità Cristiana.

I tre rami, uniti tra loro per comune origine, spirito e finalità, non hanno strutture particolari se non quelle minime, organizzative, necessarie per l’accoglienza, la formazione e le varie attività finalizzate a mantenere vivo il proprio carisma. Modelli dell’Opera sono Maria santissima e san Giuseppe, contemplati nel mistero di Nazareth. Patroni sono san Francesco e santa Chiara d’Assisi.

 

Gli inizi

Possiamo riandare ora alla storia dell’Opera, talora ardua, ma non discontinua, che la Provvidenza ha tessuto sotto l’azione dello Spirito Santo. Il cammino spirituale di don Gianfranco e Amalia come “Fraternità” è vissuto inizialmente senza che essi siano consapevoli che si tratta di un carisma, ma poi viene interiorizzato nella preghiera, realizzato nell’esperienza pastorale e offerto alla Chiesa quale servizio verso i consacrati.

 

Le Fraternità

Cos’è, anzitutto, la Fraternità nell’Opera dell’Amore Sacerdotale, dove e come nasce, di che cosa si nutre, come vive ?

Fratelli ci si trova, non ci si crea. Un prete, nelle circostanze più diverse, incontra nel suo cammino di vita una donna che ha dato il suo cuore a Dio, e con lei sente di essere chiamato a vivere una “comunione” profonda, in Dio, per essere sempre più dono per la Chiesa in un servizio alla comunità cristiana. Tra loro nasce così un cammino di fede e di carità pastorale. La vocazione della donna chiamata alla Fraternità è in relazione al regno di Dio, per il quale sente di coinvolgersi in comunione con il presbitero. Insieme diventano come “lampada” in cui olio e fiamma sono uniti per portare la luce di Cristo. La Fraternità non nasce innanzitutto per un servizio alla comunità, ma per un reciproco aiuto sul piano dell’essere, in forza della complementarità dell’uno e dell’altra in quanto “essere” uomo - donna, consacrato - consacrata, apostolo – apostola. Nel dettato biblico la fraternità trova una conferma:“Ti darò un aiuto che ti stia di fronte” (Gen 2,18).

La Fraternità è opera e dono dello Spirito, che ne è la fonte, e non nasce da desiderio umano. Molteplici e diversificati sono i modi del discernimento iniziale per la individuazione e la comprensione di questo dono che viene dal Signore. Non c’è da stupirsi del resto se  la ricchezza dello Spirito di Dio va al di là della nostra immediata capacità di comprensione

Prima che in un progetto interiorizzato e accolto, la Fraternità ha la sua genesi in un’esperienza vissuta. È un dono proposto alla Chiesa perché sia riconosciuto come carisma. Tale carisma non è nuovo, del resto, essendo stato vissuto da tanti santi, secondo modalità di attuazione diverse legate necessariamente al tempo. Esso è perenne nei contenuti, carico dei frutti dello Spirito, la cui ispirazione si inserisce organicamente nella “varietà dei doni per l’utilità comune" che egli "distribuisce a ciascuno come vuole” (1Cor 12,4.7.11) nella comunità cristiana. La Fraternità si nutre di parola di Dio e di preghiera nella dimensione individuale e comunitaria, ma soprattutto in una preghiera fatta  insieme per un reciproco aiuto verso la santità. Dall’esperienza si è potuto capire che le Fraternità, vissute nella fede e in comunione con la Chiesa, hanno una particolare capacità di muovere al bene, di stimolare alla conversione, di aiutare a discernere la volontà di Dio e di scoprire negli eventi del quotidiano la storia della salvezza.

 

Il Gruppo Sposi

Nell'Opera le Fraternità costituiscono come un ceppo da cui spuntano altri germogli; ogni ceppo, ricco di linfa, ha i suoi germogli. Anche le coppie di sposi partecipano allo spirito che anima quest'Opera e hanno come meta la santità. L'Opera è per gli sposi come una scuola di spiritualità, scuola che li fa "dono" alla Chiesa aiutandoli a comprendere la ricchezza del sacramento del matrimonio e la missione dei sacerdoti. La famiglia è una realtà preziosa perché la Chiesa si rinnovi. Questi sposi si pongono a confronto col Cristo sposo della Chiesa, per un impegno di vita cristiana, perché alla santità della famiglia è strettamente legata anche la santità  dell'apostolo. Gli sposi sono formati per essere un fermento evangelico nella società e nella Chiesa in piena comunione con i loro pastori. Per loro il libro di apprendimento sarà il Vangelo. Un impegno di preghiera in famiglia contraddistinguerà i componenti del gruppo. Questi sposi hanno un programma di vita spirituale bene articolata con alcuni punti cardine e le loro famiglie sono chiamate a modellarsi sulla Famiglia di Nazareth, dove Gesù è vissuto e cresciuto come uomo .

 

Le Animatrici di Comunità Cristiana

Le Animatrici  hanno una loro missione specifica. Sono chiamate ad essere donne oranti diventando così “anima” di tante realtà cristiane, quasi antenne che trasmettono la grazia di Dio. Esse si impegnano a fare un cammino spirituale attingendo alla Sacra Scrittura, alla dottrina del Magistero curando anche  una formazione teologica. Apostole accanto all'apostolo fanno esperienza di evangelizzazione nell'accostamento delle persone, nel sostenere le famiglie in difficoltà, nell'affiancare con la preghiera, con l'esempio e la parola quei sacerdoti che il Signore vorrà mettere sul loro cammino. Il loro fare è frutto di un “essere” maturato nella preghiera.

“Tu sei degno di prendere il libro  e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio  un regno di sacerdoti
e regneranno su tutta la terra”.

(Ap 5,9-10)

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2. STORIA CARISMATICA

“Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto;
la pone invece  su un lampadario, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato,
nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché  a chi ha sarà dato,
ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere”.

(Lc 8,16-18)

 

Le tappe

Si pone qui per iscritto, a modo di diario, ciò che alla luce dello Spirito e nell’esperienza di vita don Gianfranco e Amalia hanno capito dal 1975 riguardo all’Opera dell’Amore Sacerdotale.

1975 - La Fraternità non nasce da volontà umana, ma è un disegno di amore che trova la sua sorgente nella Ss. Trinità. E’ una dimensione che il Signore domanda ad alcuni suoi consacrati perché possano cogliere in pienezza questo mistero di grazia  che ha per oggetto la crescita della Chiesa. Nella Fraternità l’uomo e la donna devono essere l’uno per l’altro, come un “Sacramento”.

Dio ha sempre messo insieme uomo e donna nei suoi interventi di salvezza. La Fraternità è un disegno d’amore gratuito che trova la sua sorgente nel disegno primordiale della coppia così come è uscita dalle mani del Creatore.

1976 - La Fraternità non segue uno schema umano ma si realizza nell’Amore trinitario: essa può identificarsi nell’immagine di Cristo sposo della Chiesa. Il cammino dei due è una via di santità per il bene della Chiesa; la donna è associata in modo vitale nel ministero sacerdotale di colui che è stato scelto in questo carisma. La Fraternità si realizza nella reciprocità, disponibilità, oblatività, impegno di sacrificio tra un  prete e una donna consacrata. Fin da quest’anno si capisce che il carisma dell’Opera deve essere esteso anche agli sposi cristiani che vogliono vivere una vita secondo il Vangelo.  Nel presentare questo carisma si trovano delle resistenze per l’incapacità di alcuni ad accogliere l'Opera, tuttavia il Signore ci fa conoscere nuove persone che sanno immettere tra i consacrati una ventata di amore puro, genuino, luminoso, soprannaturale. In quest’anno prende forma l’identità delle Animatrici di Comunità Cristiana.

1977 – La strada dell’Opera si apre in forza della preghiera.

È l’amore di Dio che illumina, sostiene, rinsalda e fa nuova la propria capacità di amare. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di santi.

Le persone che il Signore sceglie per la Fraternità le vuole limpide, serene, fiduciose, aperte. Le Fraternità sono un bene per la Chiesa e il mondo. Con questo cammino i consacrati saranno più sereni, più svelti nel passo verso la santità.

1978 - La donna associata al presbitero di Dio, se lascia spazio al Signore, è resa idonea a condividere la vita con lui.

Quello che Maria ha realizzato con Gesù ora la donna consacrata può farlo con chi Gesù le ha affidato. Accanto ai sacerdoti ci vuole una donna saggia, capace di risposta generosa al Signore per suscitare generosità. E’ un dono per la Chiesa  la donna associata al ministero sacerdotale. Il seme di questo carisma è stato gettato nella comunità cristiana, ma ha bisogno di essere irrorato dalla preghiera e illuminato dallo Spirito che il Signore fa scendere in chi lo cerca con amore.

1979 - L’Opera è destinata a rinnovare, a rinverdire, a santificare i consacrati. La donna che il Signore vuole per questi nuovi tempi va modellata sul cuore materno di Maria.  Chiara, accanto a Francesco, ha mantenuto l’impegno che lo Spirito del Signore le aveva affidato: essere parola discreta, ma ricca di sapienza perché fondata sulla Parola di Dio contemplata e vissuta. Lo spirito di Francesco e Chiara sono presenti nell’Opera, siamo chiamati a seguirne le orme. La Chiesa ha bisogno di donne sante, che bruciano dello stesso amore di Cristo, perché la donna formata da Cristo, profondamente associata al ministero sacerdotale, non rallenta, ma favorisce il cammino di un consacrato quale stretta collaboratrice e anima operante nelle varie istituzioni. Chi fa parte delle Fraternità è chiamato a prendere coscienza  che questo è un cammino di Chiesa e va presentato alla Gerarchia. Dobbiamo aver fiducia nella Chiesa! La spiritualità che  dovrà contrassegnare la vita della Fraternità è quella dell’Incarnazione e della Resurrezione. I pilastri portanti delle Fraternità sono la Parola di Dio, l’Eucaristia e la devozione alla Madonna.

1980 - Le Fraternità formano una famiglia, un’Opera nella vita della Chiesa. Alla base di ogni Fraternità ci sia tanta preghiera e ascolto della Parola del Signore, fatta insieme davanti alla Eucaristia. Tra i due ci sia una delicata e fraterna accoglienza per potersi aiutare e sostenere reciprocamente. Questo cammino non va identificato con le “amicizie spirituali”.

1981 - La Chiesa: questo è il tesoro più prezioso che Gesù ci presenta. La vita dei consacrati si intreccia con la Chiesa. I consacrati sono servi inutili in riferimento alla loro povera umanità, ma preziosi collaboratori perché scelti da Cristo.

E’ necessario che si metta in luce da parte della Chiesa gerarchica la dimensione della donna accanto al sacerdote.

C’è bisogno di donne nuove, saldamente formate, interiormente fortificate di Spirito, perché la vita dei consacrati sia più salda e generosa. Dobbiamo “essere chiesa” per donarci alla Chiesa,

1982 - Quello che conta è che l’Opera sia sempre Opera di Chiesa, per un’ascesa continua di santità di coloro che la vivono e ad essa attingono. Il vincolo della Fraternità, quando è autentico,  rimane stabile, duraturo e immacolato. E’ un vincolo forte e impegnativo che domanda seria preparazione, conoscenza degli impegni che si assumono, sensibilità per le esigenze concrete della Chiesa. Più il dono matura e più si diventa degli espropriati, è un dono che va accolto con generosità e trepidazione. La Chiesa è chiamata a porsi il problema della solitudine di tanti sacerdoti e ad impegnarsi per prevenirne gli sbandamenti. Come si preparano i sacerdoti, così è urgente preparare donne che li possano affiancare. Quando è autentico, il vincolo della Fraternità rimane stabile, duraturo, immacolato. I doni del Signore hanno un ritmo lento nella loro crescita, perché l’humus che li fa crescere è sempre la povertà e l’umiltà della creatura. L’Opera non è una congregazione, ma una famiglia spirituale, di cui ciascun membro si sente responsabile nel servizio e nella preghiera fedele. Quanto il Signore ci ha fatto capire in questi anni è un tesoro prezioso che non può andare disperso: è destinato ad alimentare coloro che lo Spirito ha messo sulla nostra strada.

1983 - La vocazione della Fraternità segna un nuovo solco nella Chiesa per una santità di vita e opere tra l’uomo di Dio e la donna. L’Opera forma donne che accolgono e coltivano i germi della propria santità per essere disponibili a sostenere i sacerdoti. Quello della donna è un apostolato di complementarità che agevola l’estensione del regno di Dio.

 1984 - Lo specifico dell’Opera sono le Fraternità.  E’ stato acceso un fuoco per una comunione di vita e di opere, per un cammino nuovo. Viene ribadito che il cuore della Fraternità è vivere in comunione di spirito, pregare insieme, lavorare per il Regno in comunione di forze spirituali e fisiche. La Chiesa ha bisogno di santi che non fanno rumore, ma vivono in perfetta letizia il momento presente. La comunione di due anime nasce quando, insieme, si guarda all'unica sorgente da cui è scaturita la propria chiamata fidandosi dello Spirito che dona forza e coraggio. Il 31 dicembre i responsabili hanno capito che il nome dell’Opera doveva essere: “Opera dell’Amore Sacerdotale” e che sarebbero stati loro a presentare l’Opera  alla Chiesa e che questa l’avrebbe nel tempo accolta.

1985 - L'Opera dell'Amore Sacerdotale trova le sue radici nel sacerdozio di Cristo e come famiglia voluta dal Signore, avverte l'impegno della santità. La Chiesa, sotto il soffio dello Spirito, in conformità alle esigenze dei tempi, accoglierà la donna nella sua dimensione di madre, di sposa, di figlia e di sorella. La Fraternità trova la propria unità nell'attingere luce e forza dalla Parola: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30). In questa unità-dono, ma anche conquista, sta il segreto perché si possa tracciare un solco di santa collaborazione per la crescita del regno dei Cieli. Ogni Fraternità, sotto la mozione dello Spirito Santo, ha un suo campo di irradiazione, ha un suo modo di allargare il Regno di Dio. La Fraternità è una vocazione del Signore: in essa è presente l'uomo di Dio sostenuto dalla preghiera, dal sacrificio, dal dono di sé, di una donna consacrata all'amore di Cristo e in questo modo la donna si realizza  in pienezza. La missione della donna non si esaurisce in un semplice servizio, perché anche lei è stata assunta da Dio come soggetto di redenzione per l’umanità. Il pericolo di questa famiglia è l’individualismo delle Fraternità, invece c’è sempre bisogno di condivisione e di compartecipazione. Rimanere fedeli su questa strada è aver sperimentato la fedeltà di Dio nelle sue scelte.

1986 - In quest’anno viene aperta la prima casa dell’Opera dedicata al mistero dell’Annunciazione del Signore.

Ogni Opera procede per tappe, secondo i disegni della Provvidenza del Padre. Per quanto faremo non sarà mai troppo perché l’Opera fiorisca in modi diversi. E’ necessario lasciarsi ammaestrare da Gesù quando si vuole scoprire le profondità del suo sacerdozio. Coloro che sono chiamati a questo carisma non moltiplicano le attività, ma vivificano con la propria spiritualità  le opere che già compiono. L'Opera è un movimento che si mette a servizio  per “ritemprare” le forze di tutto il popolo cristiano e in particolare quelle dei consacrati e dei sacerdoti. Nel corso di quest’anno nasce, di fatto, il Gruppo Sposi già presente nel progetto dell’Opera fin dall’inizio. Gli sposi si pongono a confronto con il  Cristo sposo della Chiesa. È questa la prima scuola che li fa "dono" alla Chiesa intensificando la comunione con i sacerdoti. Chi è chiamato a far parte di questa famiglia coltiverà non solo la propria vita spirituale, ma si interesserà di trasmettere i valori del Vangelo in quanti incontrerà sul proprio cammino.

1987 - Lo Spirito Santo deve trovare nei componenti dell’Opera tanto spazio perché la santità dei consacrati diventi come sale che dà sapore e fuoco che trasforma e rinnova. I valori dello spirito non fanno chiasso, ma hanno una forza di espansione che è propria dello Spirito di Dio. I membri di quest'Opera sono chiamati a entrare negli atteggiamenti di Gesù sacerdote, sviluppando il carisma di cui sono rivestiti. È importante che la dimensione ecclesiale sia costantemente ribadita. Il dono della Fraternità  va sempre più approfondito, perché chi lo accoglie e lo vive ne senta la portata ecclesiale. Le coppie di sposi cristiani, mentre realizzano il disegno originario per cui sono state create, diventano fermento di vita cristiana nell’ambiente in cui vivono.

1988 - L'Opera inciderà nella vita della Chiesa in rapporto alla santità dei suoi membri. I veri protagonisti della storia sono gli uomini e le donne rivestiti di Cristo. Il sacerdozio di Cristo diventi il più possibile operante. L’Opera ha bisogno di estendersi, oltre che di consolidarsi. È importante che si conosca e si viva la dimensione sacerdotale di tutto il popolo di Dio. Nello sviluppo dell’Opera vanno sempre sottolineati lo spirito ecclesiale e la dimensione sacerdotale. L’Opera è chiamata a dare un volto nuovo alla comunità cristiana, soprattutto per quel che riguarda la presenza e l'opera apostolica della donna. Le famiglie che fanno il cammino proposto dall’Opera hanno, per molti aspetti, una vocazione di novità che si manifesta nella disponibilità a Dio e ai fratelli.

1989 - Lasciarsi ammaestrare da Dio e guidare dalle sue ispirazioni è un grande impegno.

È sempre lo Spirito Santo che opera all'interno della Chiesa. Inondati dal sacerdozio di Cristo si diventa ponte di salvezza. L'Opera è come un fiume che deve attraversare la Chiesa. Il prete ha bisogno di un clima di famiglia per sentirsi sostenuto, rinforzato e reso capace di una paternità sempre più profonda e più vasta. La strada indicata dall'Opera è una via di incarnazione: è l’incarnazione di Cristo vissuta nelle situazioni più diverse della sua esistenza che deve guidarci. Le coppie di sposi, partecipi di questo carisma, sono invitate a promuoverlo nella loro vita personale e familiare.

1990 - Le opere di Dio sono proprietà di Dio. È sempre lo Spirito Santo che non solo genera in noi il progetto di Dio, ma lo porta a compimento. Quest'Opera è scaturita dal cuore e dall’amore sacerdotale di Gesù e il primo luogo della incarnazione è sempre il cuore.

Scoprirsi membra vive della Chiesa è un affondare le proprie radici nel mistero pasquale. Le Fraternità sono un riflesso dell'infinito amore che congiunge tra loro le tre persone della Trinità. La non presenza di regole fisse per le Fraternità, proprio per rispettare la creatività dello Spirito, domanda un impegno ancor più forte e i due lo devono saper verificare. Un carisma che si fa movimento non è meno esigente di quanto si codifica in una struttura. La donna che Dio ha scelto per la Fraternità va guardata come un segno dei tempi, come una luce nuova, una esigenza della Chiesa perché sia potenziata l’evangelizzazione. Nel Gruppo Sposi va favorito lo scambio di beni spirituali. La dimensione ecclesiale dei tre rami domanda che si persegua un unico cammino e così i tesori dell'uno diventano patrimonio dell'altro.

1991 - Una persona forgiata a misura del cuore di Cristo ha una forte incidenza sulla vita della Chiesa. Bisogna credere alla realtà ecclesiale dell'Opera per essere capaci di portarla avanti e di diffonderla. Non si arresti mai la nostra preghiera per quest’Opera; fra i membri di questa famiglia ci sia sempre unità nell’umiltà, carità sincera e operosa. Ogni Opera deve avere come struttura portante la legge dello Spirito, che è pienezza d'amore. Talvolta nella vita della Chiesa si notano carenze di umanità e probabilmente questo è dovuto al mancato apporto della donna, donna che ha avuto dal Risorto il mandato di annunciarlo, E’ giusto formare le donne che compongono l’Opera perché possano attingere da Gesù Risorto la forza della loro testimonianza e così contribuire a umanizzare le strutture presenti nella Chiesa.

1992 - Il sacerdozio di Cristo va maggiormente conosciuto, apprezzato, stimato: Cristo  il ponte che ci porta al Padre, ma noi pure siamo chiamati a essere ponte di misericordia e di santità soprattutto per i consacrati. L'incisività dell'Opera passa attraverso la vita interiore, prima ancora che nelle opere: per questo è chiesto a coloro che l'hanno accolta un impegno forte di vita secondo il Vangelo. È la santità dei membri la prima energia che può generare luce. I canali privilegiati, perché lo spirito dell'Opera si diffonda nella vita della Chiesa, passano prima di tutto attraverso il sacerdozio ministeriale. Ogni Fraternità è un capolavoro di grazia e va curata per se stessa senza confrontarla o volerla allineare con le altre. Lo Spirito del Signore dirige l'Opera e la porta avanti anche nella prova.

Ciò che lo Spirito costruisce, il nemico di Dio tenta di distruggere, per questo occorre vigilanza.

1993 – Come Opera siamo chiamati ad essere nella Chiesa una voce di profezia perché un nuovo cammino si apra a favore dei consacrati. L'Opera sottolineerà sempre la dimensione sacerdotale di Cristo. La donna deve guardare a Maria. Non la spaventi l'accostamento del suo piccolo "sì" al grande "sì" di Maria. Il Signore compie tante visite durante la vita di una persona, ma per tutti ce n'è una che porta a compimento un progetto che non è solo in ordine alla persona singola ma per il bene della Chiesa. Il Signore domanda di essere anime eucaristiche. L’Opera non ha un compito di carattere assistenziale, ma l’impegno di raggiungere i preti e i consacrati per aiutarli nella loro vocazione. Nelle Fraternità più che guardare ai limiti guardiamo all'importanza del dono. Le Fraternità innanzi tutto, ma anche le coppie di sposi devono saper attingere insegnamento, forza e luce dalla parabola del buon samaritano. Legati da amore fraterno, le Fraternità, gli Sposi e le Animatrici di Comunità Cristiana vivano lo stile di famiglia.

1994 - Ogni realtà di Chiesa, per entrare nell'alveo della salvezza,  ripercorre le tappe della vita di Cristo. A volte si mette tanto impegno perché le opere siano efficienti e valide; ciò che conta però è la  trasformazione dei cuori  e, questa, è nelle mani di Dio. Lo Spirito è il primo artefice dell'Opera, è lui che ne guida i passi e la porta a compimento. Sentiamoci depositari di un progetto del Signore e rimaniamo saldi nella fede.L'Opera sta camminando sulla strada della volontà di Dio. Essa troverà il suo giusto posto nella Chiesa, perché ciò che si va seminando è destinato a crescere secondo le leggi che la Provvidenza sa mettere in atto. IL Signore ci conduce e ci promuove; il poco che noi operiamo secondo la sua volontà è più prezioso del molto che noi produciamo affidandoci alle nostre forze umane. Per le Fraternità sia chiara la meta di questo carisma: la santità dei due, che si riversa sulla Chiesa e in particolare sul mondo dei consacrati e dei sacerdoti.

1995 - C’è bisogno di testimoni che sanno annunciare con la vita ciò in cui credono. Non è ciò che ha risonanza esterna che porta frutto; la radice di ogni evangelizzazione è innanzi tutto la comunione con Gesù. L'Opera deve attingere la sua identità particolare da due misteri della vita di Gesù: quello dell'Incarnazione e quello della Risurrezione. C'è bisogno che si faccia esperienza di ciò che è autenticamente umano, perché assunto e ricreato attraverso la venuta di Gesù nel mondo. E’ necessaria una ventata di novità soprattutto là dove le comunità cristiane non avvertono lo slancio del Vangelo. L’Opera è chiamata ad alimentare quel genio femminile che il Santo Padre indica come luce che può rischiarare la Chiesa e il mondo. Chi vive la Fraternità, come chi vive in famiglia, ha bisogno di trovare tempi di comunione dove potersi scoprire come dono reciproco. Le Fraternità sono una forza per la Chiesa quando vivono in santità e pienezza la loro vocazione ecclesiale, ricordando che non sono fine a se stesse, ma in rapporto alla crescita spirituale e umana del popolo di Dio.

1996 - La parola del Signore non solo ci sostiene, ma ci modella, ci rende carichi della volontà di Dio. Viviamo in dipendenza totale dal Vangelo perché lì sta un deposito di grazia e non stanchiamoci di proporre la meditazione di questo libro: Gesù è il Maestro. La presenza di Maria nella vita del cristiano è importante, diamole il giusto posto soprattutto nelle famiglie. La Chiesa è nata con uomini fragili, con apostoli che, conoscendo i propri limiti, erano per questo  disposti ad accogliere anche i limiti degli altri. Sul loro esempio l'Opera andrà avanti se sempre più crescerà nella benevolenza e nella misericordia. È la pazienza che costruisce l'amore e aiuta con discrezione il fratello a entrare nella verità. Non sono i grandi gesti che la fede domanda, ma le piccole realtà di ogni giorno vissute e offerte nell'amore. Le Fraternità sono il fulcro dell'Opera e sono in funzione di una nuova evangelizzazione che trae luce dal sacerdozio di Cristo, sono una strada di santità nella limpidezza dei propri sentimenti; esse esigono autenticità, non  chiusura, nè durezza di cuore . Se una Fraternità dovesse avere una piaga, questa va curata con tanto amore, con tenerezza fraterna.

1997 - Quanta luce può irradiare nella Chiesa quest’Opera purché il cuore rimanga  potenzialmente aperto a tutte le sue necessità.

Chi si dona al Signore si immerge in quella pasta umana che Cristo, con la sua incarnazione, ha assunto e promosso perché fosse divinizzata. La forza dello Spirito porta avanti e fa maturare anche ciò che è stato seminato nella fragilità umana. Partiamo sempre da Betlemme e sostiamo con la santa famiglia a Nazareth: saremo così capaci di operare per l’avvento del Regno. Fra di noi formiamo unità e non ci spaventino le difficoltà, il dubbio o l'incertezza. Perché i membri dell'Opera vivano la loro missione c'è bisogno che conoscano e studino alcuni documenti fondamentali del Magistero: in questo modo la loro spiritualità sarà più efficacemente ecclesiale. I vescovi per i sacerdoti si sentano padri attenti, disponibili, solleciti e premurosi alle loro necessità umane, spirituali e pastorali. Il loro amore di padre farà crescere in serenità i sacerdoti loro affidati. La presenza della donna, così come il Papa la auspica per la crescita in umanità della società e della Chiesa, va concretamente inserita nella vita pastorale e in tutte le espressioni della vita ecclesiale.

1998 - L’Opera ha già compiuto dei passi nella realizzazione del carisma, ma essa è chiamata a coltivare dei figli che, plasmati dal sacerdozio di Cristo, lo manifestano concretamente al mondo. Le famiglie che fanno parte dell’Opera  sentano l’urgenza di affiancare i consacrati. È necessario dare una dimensione più evangelica e biblica al sacramento del matrimonio, ma è pure necessario che i chiamati a una vocazione di speciale consacrazione approfondiscano la dimensione sponsale che ha il suo vertice nella sponsalità del Figlio di Dio con l’intera umanità. I tre rami dell’Opera formano un’unità, anche se ciascuno va coltivato con modalità diverse, la radice è unica, come unica è la meta; per questo, nello scambio di doni, ci sarà una ricchezza per la Chiesa. È opportuno che le Fraternità trovino il modo di aprirsi con il proprio vescovo. Far conoscere a un vescovo il carisma è favorire una strada di grazia che a suo tempo darà i suoi frutti.

1999 - E’ bene essere pazienti con chi non arrivasse a comprendere in modo pieno la realtà ecclesiale dell’Opera. La Chiesa ha bisogno anche di questo piccolo gruppo che, come lievito, è già stato immesso nel popolo di Dio. E’ importante vivere le conseguenze di questa chiamata senza tentare di deporla o di renderla sbiadita. Francesco e Chiara di Assisi ci indicano  la strada da percorrere. Una vita interiore più solida, un servizio sempre più contrassegnato dalla gratuità: questi i punti forti per essere un aiuto valido alla crescita della Chiesa. La fede, se non è amministrata insieme con tutto il popolo di Dio, rimane un filo d’erba esile. Le Fraternità, se sono ben radicate nel disegno per cui Gesù le ha volute, sono un cammino di santità che si coniuga giorno per giorno nella misura in cui si rimane ancorati all’azione dello Spirito. Non possiamo misurare con metro umano i doni che riceviamo, perché ciò che esce dalle mani di Dio è gratuito e di valore infinito. La strada che si sta percorrendo domanda coraggio, ma anche gioia profonda perché va tracciando un percorso che porterà  luce e amore alla Chiesa.

2000 - Il primato dello Spirito deve stare al di sopra di ogni altro valore umano. Lo Spirito non soffoca l'umano, ma, assumendolo, lo divinizza e lo rende pienamente umano.

 L’8 dicembre di quest’anno, il Vescovo di Verona, padre Flavio Roberto Carraro con un decreto erige l'Opera dell'Amore Sacerdotale in "Associazione Pubblica di Fedeli".

L'Opera è entrata ufficialmente nella Chiesa: questo era il dono che attendevamo ed ora ci è richiesto un impegno ancora più vivo. Le feste della Madonna hanno segnato tutte le tappe del nostro cammino. E’ bene che sia avvenuto questo riconoscimento perché adesso potremo essere meglio conosciuti e sostenuti per promuovere l’espansione dell’Opera in ordine al Regno di Dio. Tutto è dono gratuito! I membri dell’Opera diano largo spazio alla vita interiore perché l'evangelizzazione parte sempre dal proprio vissuto, dalla convinzione che è Dio il primo artefice del bene.

2001 - E’ ricco di grazia approfondire il mistero del sacerdozio di Cristo da cui deriva il nostro sacerdozio, riconoscendo come alla radice di quest'Opera c'è la comune missione battesimale. L'Opera sta camminando all'interno della vita della Chiesa in modo dimesso, sulla strada dell'umiltà e del silenzio, ma sta dando i suoi frutti.

Nella Fraternità la donna abbia chiara la propria vocazione e viva, con la stessa intensità del prete, un rapporto d'amore profondo con il suo Signore. Nella Fraternità c'è bisogno di dialogo, non solo per comunicarsi le fatiche, anche se questo aspetto non va sottovalutato, ma per guardare insieme alla chiamata di Dio. Le difficoltà rinforzano la volontà di coloro che sono chiamati a questo carisma: il cammino è lento, non privo di difficoltà, ma è un cammino che ci sintonizza  per vivere la volontà di Dio.

2002 - La vita del cristiano è vocazione, adesione gioiosa e libera alla volontà del Padre. Nel nostro modo di vivere e di agire partiamo sempre dal Vangelo. Francesco e Chiara d’Assisi avevano capito che solo da Cristo potevano attingere forza per realizzare il piano di grazia legato alla loro vita e a quella di quanti avrebbero attinto al loro carisma. È la radicalità del Vangelo che può dare forze nuove alla Chiesa, è il coltivare l’anima delle opere che può produrre germi di vita eterna. Ci vuole fede, certi che quello che oggi seminiamo altri raccoglieranno. Seminiamo! Allarghiamo il più possibile la cerchia di coloro che rispondono, anche se in modi diversi al carisma dell’amore sacerdotale.

2003 - Sentirsi rivestiti del sacerdozio di Cristo è  vivere il carisma che ci ha raggiunti, é rimanere  nell’amore di Gesù verso la Chiesa e verso coloro che la guidano e la compongono. Quanti formano questa famiglia portino avanti insieme quel disegno di carità e di servizio a cui sono chiamati.  Dove si getta il seme, lì può nascere anche la zizzania, ma,.ciò che importa, è aver seminato il Vangelo, perché l’Opera si regge sul Vangelo ed è autentica nella misura in cui aiuta i suoi membri a viverlo.

L’11 febbraio di quest’anno, il Ministero dell’Interno, vista la domanda della nostra “Associazione Pubblica di Fedeli”, munita dell’assenso della Congregazione Romana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha decretato per noi “il riconoscimento della personalità giuridica civile”.

Ancora una volta la Madonna ci ha fatto sentire la sua presenza. Dobbiamo ringraziare il Signore. La nostra fiducia nel valore di questo carisma non può venir meno perché siamo consapevoli che Gesù è alla guida dell’Opera e questo ci consente di rimanere nella pace. Dio mette i suoi doni in mani fragili perché sempre più abbia a risplendere la forza dello Spirito, al quale solo spetta guidare la Chiesa.

“Oracolo del Signore:
la attirerò a me,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore”. 

Osea 2,16

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3. L’OPERA

“Padre, l’ora è venuta.
Glorifica il Figlio tuo affinché il Figlio glorifichi te.
Come gli hai dato potere su ogni carne,
dia egli la vita eterna a tutti coloro che tu gli hai dato.
Questa è la vita eterna:
che conoscano te, il solo vero Dio,
e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”.

 Giovanni 17, 1-3

Viviamo nella riconoscenza per quanto il Signore ci ha affidato. Una missione ristretta per ora nelle sue dimensioni geografiche, ma che potrà avere una voce nuova da esprimere per il bene della Chiesa.

L’Opera è di Dio e si propone di promuoverne la gloria. Essa è a servizio della Chiesa ed è chiamata a far risplendere il volto di Cristo nel cuore di ogni consacrato richiamando anche la coscienza del sacerdozio battesimale e la missione della donna nella Chiesa.

 

Dimensione ecclesiale

Opera di Chiesa - Tutte le Opere che lo Spirito fa nascere sono in ordine allo sviluppo del regno di Dio: i servizi che esse compiono sono diversi e complementari.

Ogni opera, che sorge per il bene della Chiesa, è come una gemma incastonata sul diadema della Sposa di Cristo.

Ogni gemma ha la propria fisionomia, il proprio splendore, ma nello stesso tempo ne aumenta il decoro; ogni dono che Dio Padre offre alla Chiesa per mezzo di Gesù è carico di bellezza.

Spirito di profezia nel cuore della Chiesa - È lo Spirito che ha suscitato l'Opera, è Lui che l’ha immessa nella Chiesa per una missione da compiere. Essa segna un cammino nuovo, è una voce profetica per sostenere i consacrati, per risvegliare la ricchezza del sacerdozio battesimale e la dimensione apostolica della donna nella comunità cristiana.

La missione dell’Opera tocca da vicino le necessità della Chiesa e riguarda in particolare la vita e la santità dei consacrati, perché essi sempre di più siano nel mondo “sale e luce” evangelica.

È un aiuto per coloro che devono essere tra il popolo pastori saggi, illuminati e amati, e pastori che, nelle loro necessità, sanno chiedere aiuto e comprensione.

Siamo chiamati a operare su questa linea ed è un carisma che presentiamo alla Chiesa e che domanda paziente attesa e obbedienza docile allo Spirito. È importante che l’Opera sia affiancata e sostenuta dai pastori della Chiesa.

 

Identità

Un'Opera che lo Spirito suscita nella Chiesa non cessa mai di maturare la sua identità e ha bisogno di vivere il dinamismo che è proprio delle opere di Dio.

È un' Opera che non fa chiasso, talora può non essere percepita in modo visibile all’esterno: è come un’acqua benefica che permea il terreno senza comparire in superficie, ma le opere dello Spirito. portano sempre i frutti dello Spirito.

L'Opera non vuole essere una congregazione, ma uno “spirito” vissuto come famiglia per rispondere a questi tempi difficili, ma anche ricchi di fermento evangelico.

 

Missione, finalità, obiettivi

L'Opera è chiamata a coltivare uno “spirito”, attingendo con fede al sacerdozio di Cristo. La sua missione è quella di aiutare la Chiesa a entrare in una nuova primavera che si realizza innanzitutto nell’intimo dei cuori in questa società fragile e insicura.

L’Opera ha un suo campo di azione specifico:

-    promuovere la santità dei consacrati perché in mezzo al popolo di Dio siano veri apostoli;

-    favorire e sostenere la promozione della donna apostola all’interno della Chiesa, secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e il Magistero ordinario della Chiesa;

-    accogliere, coscientizzare e aiutare  nella loro formazione spirituale e apostolica quelle fraternità di fede-carità e servizio al popolo di Dio, costituite dal presbitero e dalla donna consacrata  che lo Spirito va oggi  suscitando nella Chiesa;

-    formare coppie di sposi che sappiano vivere la dimensione sacerdotale del loro battesimo all’interno della propria famiglia, nella comunità cristiana e nell’ambiente sociale;

-    affiancare e sostenere i sacerdoti in difficoltà, specialmente se ammalati e anziani, con quell’amore fraterno che Cristo ci ha insegnato.

Una missione grande che ha una voce nuova da esprimere.

 

Via d’incarnazione

L'Opera attinge la sua identità da due misteri della vita di Gesù: l'Incarnazione e la Risurrezione; questi non saranno mai sufficientemente meditati e pregati per diventare tessuto di tutta l’Opera.

La persona che vive in Cristo fa esperienza della ricchezza della Redenzione e ne comunica la gioia.

È l'incarnazione di Gesù, vissuta nelle situazioni più diverse a guidarci. Quanto più una persona si lascia plasmare da Dio e tanto più si immerge nelle necessità dei fratelli.

Discernere questa dimensione umano-divina, coltivarla e presentarla, accoglierla e viverla con umiltà è proprio del discepolo del Vangelo.

C'è bisogno che la Chiesa sia ricca di evangelica umanità, in modo che si realizzi quella legge d’incarnazione che porta l'uomo alla salvezza.

La strada indicata dall'Opera è soggetta anche a momenti di sosta, di dubbio, di tribolazione, ma è una via luminosa in forza del carisma che lo Spirito ha indicato.

 

Crescita, irradiazione

La sede principale in cui un movimento si radica e si espande è il cuore dell'uomo. Guardiamo al diffondersi del Vangelo nei suoi albori. Alcuni pescatori, uomini fragili e paurosi, sono stati raggiunti dalla chiamata di Gesù e intimamente trasformati dallo Spirito Santo.

Ogni opera che lo Spirito fa nascere ha nel suo sviluppo lo stesso ritmo della vita di Cristo in mezzo agli uomini: tempi di silenzio, tempi di nascondimento, tempi di annuncio, tempi di sofferenza, tempi di gloria.

E così anche noi siamo chiamati a vivere questi ritmi che prendono  luce dalla stessa vita di Cristo

Cammino in tono dimesso - L'Opera non suscita scalpore ma, come aratro, si immerge nel cuore della Chiesa, in quelle zone della vita dello spirito dove possono annidarsi la stanchezza, l'indifferenza e la noia.

Essa vive nella Chiesa in modo dimesso, sulla strada dell'umiltà e del silenzio, ma sta dando i suoi frutti.

Le opere chiamate a costruire il regno di Dio seguono la legge del grano interrato, ma accolgono pure il dono della spiga. L’Opera continuerà il suo cammino in obbedienza  a quanto il Padre vorrà indicare.

Per noi continua il tempo della seminagione, il tempo della fiducia.

Crescita del carisma - L’Opera è destinata a crescere secondo le leggi che la Provvidenza sa mettere in atto.

Questa strada che il Signore ha aperto nella Chiesa continuerà a progredire non per i nostri sforzi, ma per l'onnipotenza di Dio.

L’Opera dell'Amore Sacerdotale è posta nelle nostre mani come un tesoro prezioso che, passando attraverso il cuore di Cristo, si espande secondo quelle modalità che lo Spirito indicherà nel tempo.

Ciò che fa crescere è lo spirito di fede, fede che si fa adesione e si traduce in opere.

Crescere nella conoscenza della volontà di Dio è sempre preparare un terreno fertile.

Ogni cosa che va maturando ha bisogno di attesa, di ricerca e la Provvidenza la guida secondo il principio della gradualità. Per questo occorre pazienza, spirito di abbandono, piena fiducia.

Guardiamo all'Opera con uno sguardo ampio, immerso nel presente, ma proteso verso il futuro.

L'Opera è una benedizione per la Chiesa e noi per ora ne vediamo gli albori.

Portare avanti un'opera non vuol dire vederla tutta già ben modellata, ma saperla guardare con occhi di fede.

È troppo poco guardare al presente perché nelle opere di Dio si apre un cammino che ha il suo termine nell'eternità. 

I valori dello spirito hanno una forza di espansione che è propria dello Spirito di Dio; solo nella  pazienza e nella perseveranza essi prendono stabilità.

Il seminatore conosce il grano che è stato posto nelle sue mani, ma i frutti che ne seguono sono nelle mani della Provvidenza. Così è dell’Opera: c'è chi semina, c'è chi innaffia, ma soltanto Dio fa germogliare.

 

Casa dell'Opera

Il 3 novembre 1986, nella casa paterna di don Gianfranco, in Via Carducci, 27, a Verona, viene aperta la prima casa dell’Opera, dedicata al mistero dell'Annunciazione del Signore. Questa scelta è stata fatta per ricordare la prima fraternità dell’Opera, quella di Amalia e don Gianfranco che porta il nome di questo mistero del Signore.

È auspicabile che ad ogni anniversario di questa data, il 25 marzo, se ne faccia memoria sia come ringraziamento al Signore che come occasione per rinsaldare i legami della famiglia.

Maria, la madre nostra, sostiene l'Opera, se ne prende cura e noi la affidiamo al suo cuore materno con piena fiducia.

Ora la sede dell’Opera è a Verona in Via Corno D’Aquilio n. 1, ed è centro di irradiazione del carisma e casa di formazione. E’ stata inaugurata dal Vescovo Ausiliare di Verona, Monsignor Andrea Veggio, il 25 marzo 1998 con una solenne concelebrazione.

 

Amore e fedeltà

Dio non manca di dare il suo aiuto perché il carisma dell'Opera si radichi nella Chiesa ed è bene curarne lo sviluppo.

Tutti i membri dell’Opera sentano la responsabilità e il valore insostituibile della testimonianza  cristiana e riconoscano la forza del carisma che è entrata a far parte della loro vita.

Quanto più l’Opera sarà conosciuta nella sua essenza, soprattutto attraverso le Fraternità, tanto più  se ne estenderà lo spirito.

Tutti siamo chiamati a crescere perché quest’Opera diventi proprietà di ciascuno; infatti siamo depositari di un progetto del Signore. Non basta aderire dall'esterno, ma è necessario comprenderne la realtà più profonda; essa crescerà anche in proporzione di quanto ci faremo dono offrendo parte del nostro tempo.

Ringraziamo la Provvidenza che ci ha chiamato a questa famiglia  e aiutiamo con la nostra costanza e  preghiera coloro che in modi diversi ne fanno parte.

L'Opera chiede servizio e perseveranza non solo ai responsabili, ma a tutti i membri che la compongono.

Sono servi fedeli coloro che fanno conoscere questo carisma.

Ogni ramo dell’Opera  è chiamato a prendere coscienza degli impegni assunti: impegni spirituali, di carità e di evangelizzazione. Dio Padre non trattiene per sé quanto gli si offre, ma lo ridona con amore ancora più intenso.

Non temiamo di dare troppo all'Opera! Ciò che doniamo al Signore lo ricambia al centuplo già in questa terra.

Non stanchiamoci di realizzare il progetto che il Padre ha su questa "famiglia”.

Come i discepoli hanno distribuito il pane fidandosi di quanto aveva detto loro Gesù, così noi dobbiamo distribuire il dono che è stato posto nelle nostre mani e far in modo che nulla vada perduto. Anche gli avanzi di quella moltiplicazione prodigiosa sono stati raccolti.

L’Opera ha accolto in sé il problema dei sacerdoti e dei consacrati, come realtà di cui farsi carico nei modi che la Provvidenza vorrà indicare. C'è bisogno che altri sacerdoti si interessino più da vicino a questo progetto.

Anche i piccoli servizi che mettiamo in atto perché il carisma dell’Opera si estenda, sono per la Chiesa una benedizione.

 

Responsabilità e responsabili

È necessario vivere questo dono con senso di responsabilità. Il trascorrere del tempo non dovrebbe appiattire ciò che è stato ricevuto come dono. Ogni componente dia il suo apporto di consiglio perché l’Opera appartiene alla Chiesa e trova la sua piena identità  nell’aiuto concreto di ciascuno. All’interno di questa famiglia sia vissuta il più possibile la collaborazione, assumendo impegni di responsabilità.

Compiti dei responsabili - I responsabili dell’Opera si sentano padre e madre di una famiglia che va coltivata, amata e promossa perché, all'interno della Chiesa, possa donare quei frutti per i quali il Padre l'ha voluta. Essi si sentano al servizio della Chiesa nell'umiltà e nella sincerità. A loro innanzitutto sono affidati quanti sono giunti a questa famiglia: li amino, li seguano, li accolgano con quell'intensità di cuore che vuol essere espressione dell’ amore di Cristo. Siano saggi, prudenti, ma tenacemente chiari di fronte a chi volesse far deviare dalle mete che già sono state fissate. Ascoltare, vagliare, pazientare, ma con tanta chiarezza. Quando nascono le difficoltà siano presentate a chi è responsabile dell'Opera. Ogni difficoltà può presentare anche un aspetto positivo e questo bisogna saperlo accogliere.

Il servizio dei responsabili è aiutare, illuminare, coscientizzare coloro che seguono questo cammino quando non ne avessero in pienezza la luce. Essi diano più che possono a quest'Opera, perché i germi di bene si moltiplichino e si consolidino.

A loro è chiesto di seguire con interesse, di visitare, di sostenere e di confermare quanti fanno parte di questa famiglia perché si radichi in loro il dono che lo Spirito ha fatto alla Chiesa.

Compito dei responsabili è seguire i gruppi, ma pure, con occhio vigile e cuore aperto, ogni persona  perché ciascuno renda fruttuoso, mediante un intensa vita spirituale, il carisma dell’Opera...

Essere portatori del sacerdozio di Cristo domanda conoscenza, coerenza e capacità di annuncio. Nel condurre l'Opera i responsabili non siano lasciati soli, ma anche altri avvertano questa responsabilità portandone il peso e condividendone i compiti. I responsabili hanno in particolare il compito del discernimento. I tre rami dell’Opera crescono e si sviluppano con ritmi diversi, ed è qui che è posta in atto la capacità di accogliere e di far maturare i talenti che ognuno porta in sé. La missione dei responsabili è di servizio e di consolazione, di conferma, di incoraggiamento, di richiamo se necessario. Quanti doni possono essere sciupati anche da parte di coloro che sono preposti a guidare la comunità cristiana quando non si mettono in atto quella pazienza e quel discernimento fraterno necessari per la crescita e la maturazione dei doni dello Spirito. Le Fraternità siano il primo impegno dei responsabili dell’Opera. Essi sono chiamati a essere come il pellegrino che ha affiancato i due discepoli incamminati verso Emmaus (cfr. Lc 24,13). Ogni servizio sia fatto a gloria di Dio perché è sua la gloria a cui dobbiamo tendere.

 

Coesione

I tre rami dell’Opera formano un’unità anche se ciascuno va coltivato con modalità diverse. L’unità non distrugge la diversità, ma la completa; è una testimonianza che trascina. È bene che l'Opera viva nella coesione dei tre rami tenendo presente che non c’è un ramo  più importante dell’altro, ma insieme si integrano. A piccoli passi, ma con costanza, procuriamo che i tre rami formino un’unica famiglia.

Chi non avesse accolto l’Opera nella sua interezza, cioè Fraternità, sposi, animatrici di comunità dovrà fare dei passi ulteriori.

L’Opera non è per una élite, ma abbraccia le esigenze della Chiesa in questo momento storico, sia per quel che riguarda una attenzione e una cura particolare verso i consacrati, sia in ordine alla presenza di donne scelte dallo Spirito e di coppie di sposi perché affianchino i pastori d’anime nel loro ministero.

 

“Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste,
fissate bene lo sguardo in Gesù,
l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo,
il quale è fedele a colui che l’ha costituito,
come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa”.

Ebrei 3,1-2

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4.  LE  FRATERNITA’

“Io ti ho glorificato sulla terra,
avendo compiuto l’opera che tu mi hai dato da fare.
Ora glorificami tu, Padre, davanti a te,
con la gloria che io avevo presso di te
prima che il mondo fosse”.

Giovanni 17, 4-5

 

Identità

Un dono di grazia - Le Fraternità sono l'anima dell'Opera, un dono di grazia, che domanda una giusta conoscenza.

La Fraternità va sempre presentata come l'ha progettata il Signore, cioè un sacerdote sostenuto dalla preghiera e dal dono di sé di una donna consacrata all'amore di Cristo. In questa vocazione la donna sente di poter esprimere e realizzare quel genio femminile che Dio le ha messo nel cuore. La Fraternità è la ricomposizione del disegno originario della creazione, è “segno” della nuova creazione operata da Cristo nel mistero pasquale. L’unità dell’uomo e della donna così come è uscita dalle mani del Creatore e poi frantumata dal peccato, in forza della morte e risurrezione di Cristo, è stata ricomposta. Gli sposi cristiani vivono questa ricomposizione nella modalità coniugale; le fraternità, in forza dello Spirito, realizzano questa unità nella modalità verginale, tenendo conto della scelta celibataria del prete.

Spirito antico e nuovo – Il carisma della Fraternità, proposto dall’Opera dell’Amore Sacerdotale, nella sua essenza lo troviamo presente nella storia della salvezza poiché Dio unisce l’uomo e la donna secondo un piano d’amore che risale ai primordi della creazione; Dio infatti nei suoi interventi di salvezza è ricorso di frequente all’uomo e alla donna nella loro unità. Questa collaborazione la troviamo presente nella storia della Chiesa  nelle varie istituzioni di carità, di servizio, di apostolato. In questo momento storico, tuttavia, ci sembra di capire che la comunione e la collaborazione dell’uomo e della donna per una nuova evangelizzazione della Chiesa sia un bene che assume una forma più precisa e ben delineata.

Segno dei tempi - Per ogni epoca storica la Provvidenza ha un suo disegno, un disegno che si incarna secondo le esigenze di ogni tempo. Le Fraternità come vengono proposte dall’Opera dell’Amore Sacerdotale non sono nate a caso.

I nuovi tempi di Dio, indicati dal concilio Vaticano II, sono segnati anche dalla presenza di uomini e donne che il Signore sceglie perché abbia inizio una nuova collaborazione nello Spirito che, se pur incarnata nell’umano, non subisce arresti perché sostenuta dalla Trinità.

 

Missione, finalità

Il carisma della Fraternità è in ordine a una scelta spirituale fatta insieme anche per un servizio pastorale, quando questo è possibile. La méta è sempre la santità dei due in un cammino incarnato nella storia di questo tempo, attraverso l'esercizio dell'amore fraterno che aiuta l'uno a vedere l'immagine di Cristo nel volto dell'altro. Il perno della Fraternità è vivere in comunione di spirito, è pregare insieme, è lavorare per il Regno. Questo progetto del Signore va valorizzato perché tanti consacrati si sentano sostenuti.

 

Amore trinitario

La Fraternità è chiamata a realizzarsi nell’Amore trinitario. Essa è un riflesso dell'infinito amore che congiunge tra loro le persone della Trinità ed è guidata dal Signore. Non nasce da volontà umana, anche se è una realtà umana voluta e sostenuta dallo Spirito, una vocazione che il Signore propone ad alcuni consacrati che lui sceglie. I misteri dell'Incarnazione e della Risurrezione sono a fondamento della Fraternità. Come il Figlio e il Padre sono una cosa sola, così i due della Fraternità cercano di essere, nello Spirito, una cosa sola: un’unità incarnata, luminosa. Nella Fraternità l’uomo e la donna sono l’uno per l’altro, come un “sacramento”. I limiti che sono propri della natura umana non distruggono questo amore e unità che lo Spirito Santo, quale fonte e matrice, genera, edifica, rinsalda, coltiva, realizza.

 

Dimensione ecclesiale

Lo specifico dell'Opera sono le Fraternità, esse formano una famiglia con il compito di segnare un solco nuovo nella Chiesa. In questo carisma non è l'anima singola che cammina nelle vie dello Spirito, ma i due scelti dal Signore e forgiati affinché realizzino, secondo l'enunciato biblico, la Parola: "Ti darò un aiuto che ti stia di fronte "(Gen 2,18) per una santità di vita e di opere. Le Fraternità sono un dono per la Chiesa e una testimonianza per il mondo di oggi; sono una forza quando vivono in santità e pienezza la loro vocazione ecclesiale. I consacrati, aiutati dalla grazia di questo cammino, saranno più sereni e meglio impegnati verso una vita di santità. Il cammino della Fraternità deve essere ben chiaro perché chi lo accoglie e lo vive ne senta la portata ecclesiale. Esso è un carisma che va presentato alla Gerarchia perché ne faccia un discernimento. Coloro che percorrono la strada della Fraternità sentano come rivolto a loro quanto il Crocifisso disse  nel cuore a Francesco: “Va’ e ripara la mia Chiesa”. Offrire alla Chiesa la propria Fraternità è un dono grande, un servizio che nel tempo potrà tradursi in testimonianza per altri fratelli che potessero essere chiamati. Le giovani Fraternità hanno bisogno di rinsaldarsi sempre meglio nella dimensione ecclesiale, ed è nel tempo che la luce si fa più chiara. Quando la famiglia delle Fraternità si riunisce, si rinsaldano i vincoli di un amore fraterno. In questi incontri è necessario ascoltare la voce di ogni Fraternità perché ciascuna ha un suo messaggio da presentare per il bene della Chiesa. L’unità tra le fraternità è garanzia per un cammino ecclesiale.

 

Spiritualità

Discernimento – Il primo discernimento avviene innanzitutto all’interno del cuore dell’uomo quando vive la chiamata nella retta intenzione e nell’impegno di rendere gloria a Dio. Chi cammina su questa strada ha bisogno di essere vagliato. Chi fa il discernimento sulla Fraternità la aiuta ad avere un occhio limpido, un cuore puro, una volontà decisa per essere manifestazione dell’amore di Dio. Quando il Signore ci fa conoscere questo dono presente in due persone da lui scelte, con impegno e perseveranza, aiutiamole con il nostro discernimento. Va rispettata la specificità propria di ogni Fraternità perché anche nella varietà si possa raggiungere l'unità. Ogni Fraternità ha una sua precisa missione, è un deposito di grazia e va curata per se stessa senza confrontarla o volerla allineare con le altre. Ogni Fraternità ha i suoi ritmi di maturazione e i suoi modi di esprimersi. È necessaria tanta delicatezza, ma pure tanta semplicità e libertà: è davanti allo sguardo di Dio che va coniugata la propria vita.

Carisma - Le Fraternità devono avere di sè una giusta conoscenza perché sono in funzione di una nuova evangelizzazione, che trae luce dal sacerdozio di Cristo. Il carisma della Fraternità ha bisogno di essere sempre più illuminato e chiarito. Il bene che portano a se stesse e la carità divina che potranno seminare nella Chiesa sono veramente un dono. Non dobbiamo temere se talvolta la strada ci può sembrare impervia e difficile. A guidarci è lo Spirito del Signore. Le Fraternità tengano vivo il loro carisma, lo rendano attivo, ben inserito nella vita ecclesiale con la convinzione che essere come Dio ci vuole è vivere in pienezza  il dono ricevuto. Ci può essere chi non comprende il carisma delle Fraternità perché non ne conosce la sostanza realizzata nello spirito. Dall’esperienza vissuta possiamo testimoniare il valore ecclesiale di questo cammino e i frutti di bene che ne derivano.

Condizioni per accogliere e vivere la Fraternità - E’ l’alleanza con il Signore nella  sintonia con i suoi desideri e sentimenti che fa dei due un dono alla Chiesa. Le Fraternità hanno costantemente bisogno di rinsaldarsi in questo vincolo per essere profezia dei tempi nuovi. Le persone che il Signore sceglie per la Fraternità siano serene, fiduciose, aperte per essere un “sì” a Dio. Dire “sì” significa passare con Gesù nella pienezza della volontà del Padre e, come Maria, sentirsi servi della sua volontà. Gesù non chiede la perfezione assoluta dei suoi figli, ma esige tanta disponibilità al suo amore  e un vivo desiderio di seguirlo. E’ la sua misericordia che vince le fragilità umane. Tutte le Fraternità sono in qualche modo modellate sulla presenza di Maria presso la croce di Cristo. L'intensità di amore nell’affidamento filiale offerto a Giovanni può considerarsi l'espressione di quanto, fra madre e figlio, si stabilisce anche  all'interno della Fraternità.

Non è una consegna semplicemente esteriore e umana, ma una donazione “fatta di cuore” che inizia tra Maria e Giovanni. Maria accoglie in Giovanni ogni uomo, ma anche il discepolo prende atto del grande valore del dono che gli è concesso.

La Fraternità è un cammino che domanda impegno, costanza, umiltà e pazienza, un cammino che ha bisogno dell’aiuto di Dio. Lo Spirito Santo, che ha suscitato le fraternità, non mancherà di sostenerle e di illuminarle.

Crescita, sviluppo e accompagnamento - Non basta aver individuato una vocazione, è necessario che questa si sviluppi in modo autentico e armonioso per essere fermento della comunità cristiana.

La Fraternità è un dono che, se vissuto nel modo che è proposto e indicato, cioè alla luce della parola di Dio, darà frutti di santità. A produrre, sostenere e guidare questo carisma è lo Spirito Santo, il quale ne indica anche i ritmi di crescita che sono pure legati alla libera risposta dell’uomo.

Le Fraternità vanno coltivate con impegno, vanno aiutate perché sempre meglio siano abilitate a quella missione per cui il Padre le ha fatte nascere. Nessuno ritenga tempo perso quello che è usato per coltivare le Fraternità. È necessario seguirle e promuoverle con pazienza e tenacia, senza stancarsi anche quando la risposta non dovesse essere piena e duratura.

Esse sono un cammino soggetto anche a stanchezza, ma lo Spirito del Signore le rinnova e le potenzia del suo amore. Questo cammino va sostenuto e promosso con fede e comprensione perché possa essere perseverante. I tempi di maturazione vanno lasciati al Signore. Da parte dei responsabili ci sia chiarezza e fiducia: questo è il loro primo impegno. C'è bisogno che chi le affianca sia animato da un grande amore per la Chiesa. Per le Fraternità le difficoltà e le prove possono essere momenti di rilancio e di chiarezza.

La Fraternità è sempre un cammino anche quando dovesse incontrare le fatiche di questa vocazione.

Le nuove Fraternità possono avere ritmi diversi da quelle che furono all’inizio, ma la sostanza di annuncio e di formazione rimane. Saper aiutare è carità, lasciarsi aiutare è doppiamente carità.

Santità - Le Fraternità sono chiamate a vivere in quello spirito di santità e di apostolicità per cui Gesù le ha scelte. È un percorso di ascesa: i due camminano di pari passo per raggiungere insieme la vetta del monte di Dio. Le Fraternità, se sono ben radicate nel disegno di Dio, sono un cammino di perfezione che si coniuga giorno per giorno nella misura in cui si rimane ancorati all’azione dello Spirito. Ogni missione ha in sé la luce e la forza per potersi esprimere e dilatare. Il cuore, quando è totalmente proprietà di Dio, rimane indiviso. Dio non chiama per dividere, ma per unificare. L’amore vero non porta disordine. Essere proprietà di Dio significa sperimentare come l'amore è per se stesso diffusivo e totalizzante.

La spiritualità che dovrà contrassegnare la vita della Fraternità è quella dell’Incarnazione e della Risurrezione, sostenuta dalla parola di Dio e dall’Eucaristia: di qui nasce l’unità e la stabilità. La Fraternità sia radicata nella preghiera fatta insieme, nello scambio fraterno dei valori dello spirito che hanno il loro riflesso nella vita pastorale. Ci sia poi una fraterna accoglienza nel sostenersi e aiutarsi nella vita concreta di ogni giorno.

Amore fraterno - Chi forma la Fraternità deve trovare tempi di comunione dove potersi scoprire come un dono reciproco.  In questa unità-dono, ma anche conquista, sta il segreto perché si possa tracciare un solco di santa collaborazione per la crescita del Regno. È nell’esperienza dell’amore che si diventa portatori fedeli dell’Amore di Dio. Un cuore freddo, ripiegato su di sé, non è secondo la misura del cuore di Cristo.

Anche la Fraternità può far sua la parola di Paolo: “Per me vivere è Cristo!” (Fil 1,21). Se è fedele alla sua chiamata, la Fraternità  potrà realizzare  questa parola perché l’uno si impegnerà a essere per l’altro immagine di Cristo. La comunione di due anime nasce quando, insieme, si guarda all'unica sorgente da cui è scaturita la propria chiamata, costituita di piccole cose, soprattutto di spoliazione di sé per arricchire l'altro. Come ha potuto Gesù fare comunione con i suoi Apostoli, tanto diversi da lui e tra loro, se non accogliendo la loro povertà esistenziale che è diventata come pietra preziosa per l'edificazione del nuovo regno?

"Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (Mt 11,29): queste sono due note insostituibili perché si compia la comunione vera.

Per procedere insieme nel cammino è necessario che l'uno adegui il suo passo a quello dell’altro. Quale rapporto più stretto può esserci tra due creature quando si aprono l’una all’altra per mettere in comune i valori profondi, che nascono dallo Spirito? Nella Fraternità i due camminano verso lo stesso ideale, animati dalla medesima forza che scende dall'alto, guardano alla stessa meta, si attendono, si rispettano, si accolgono. La Fraternità è un vincolo forte e impegnativo che domanda: preparazione, conoscenza profonda degli impegni che si assumono, sensibilità per le esigenze concrete della Chiesa.

Più il dono matura e più si diventa degli espropriati. Lasciamo al Signore il compito di guidare e di liberare da tutto ciò che il maligno può frapporre per ostacolare l’unità. I due siano dono l'uno per l’altro, un dono concreto che passa attraverso l'ascolto, il consiglio, la collaborazione e la correzione fraterna.

Unità tra le Fraternità - L’unità tra le Fraternità è garanzia per un cammino di Chiesa.

Una Fraternità che costantemente vivesse da sola non matura a sufficienza la sua dimensione ecclesiale, né prepara un dono da presentare alla Chiesa.

Ogni Fraternità mantenga vivo il fervore dei primi tempi attraverso gli incontri di famiglia.

La non presenza di regole fisse per rispettare la creatività dello Spirito domanda un impegno ancora più forte e i due lo devono saper verificare anche nel confronto con gli altri fratelli.

Operare insieme porta fecondità.

Il cammino che le Fraternità stanno compiendo si aprirà alla vita della Chiesa in proporzione che tra di loro formeranno un’unica famiglia  diventando così un segno profetico.

 

Modello della Fraternità: Francesco e Chiara

Francesco e Chiara avevano capito che solo da Cristo potevano attingere forza e vitalità per realizzare quel piano di grazia legato alla loro vita e a quella di quanti avrebbero condiviso il loro carisma. È un carisma che produce Amore. Francesco e Chiara erano arrivati a una tale fusione tra loro in Gesù, da accendere un fuoco d’amore che ancora divampa. Chiara accanto a Francesco ha mantenuto l’impegno che lo Spirito del Signore le aveva affidato: essere parola discreta, ma ricca di sapienza perché fondata sulla parola di Dio contemplata e vissuta. Lo spirito di questi santi è presente nell’Opera e noi siamo chiamati a seguirne le orme. Attingiamo al loro messaggio perché una nuova generazione sorga nel mondo e annunci, con le parole e la vita, che le realtà divine superano ogni realtà umana. Francesco e Chiara ci indicano la strada da percorrere: una vita interiore più solida, un servizio sempre più contrassegnato dalla gratuità. Il regno di Dio è come una tela. La tessitura continua a procedere e si esaurirà alla fine dei tempi. La nostra vita è come un filo nelle mani del Signore ed egli ne è l’impareggiabile tessitore. Le Fraternità hanno il loro posto in questa trama.

 "E il Signore Dio disse: Non è bene che l'uomo sia solo:
voglio fargli un aiuto che gli corrisponda"

Genesi 2,18

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5.   IL GRUPPO SPOSI

“Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo.
Erano tuoi e li hai dati a me, e hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutto quanto mi hai dato viene da te,
perché le parole che mi hai date io le ho dato a loro
ed essi le hanno accolte
e sanno veramente che sono uscito da te
e hanno creduto che tu mi hai mandato”.

 Giovanni 17, 6-8

 

La Chiesa ha bisogno dell’apporto dei laici: la comunità cristiana è veramente tale nella misura in cui promuove la crescita e il maturare di ogni singola persona che la costituisce.

La famiglia è una realtà preziosa per il rinnovamento della Chiesa.

C'è bisogno che le famiglie entrino nel tessuto della Chiesa perché tutto il popolo di Dio cammini in stretta collaborazione e armonia di spirito.

Quanto faremo non sarà mai troppo perché l'Opera fiorisca in modi diversi all’interno del popolo di Dio.

Il carisma di quest’Opera è come un pugno di lievito che ha fermentato e fermenterà i consacrati, gli sposi cristiani e le donne che vogliono vivere una vita evangelica impegnata moltiplicando  così i tralci dell'unica Vite i cui frutti saranno più abbondantemente distribuiti.

Nell’Opera si fa attenzione oltre che alle Fraternità anche alle coppie di sposi cristiani che, nel realizzare il disegno originario per cui sono state volute, diventano fermento di vita cristiana all'interno della loro famiglia e di testimonianza evangelica nella società.

L’Opera è un disegno  del Signore perché, nel mutuo aiuto, si rinnovi la vita dei consacrati e la vita degli sposi, affinché gli uni e gli altri possano raggiungere la santità.

Se la testimonianza della vita cristiana di una coppia è sempre un grande valore, un gruppo di coppie che fraternamente condivide l’amore al sacerdozio di Cristo e lo incarna nella vita per essere di aiuto e sostegno ai sacerdoti, porta una luce nella Chiesa e mette in movimento forze nuove.

 

Come è nato il gruppo sposi dell’Opera

Nell’agosto del 1986 abbiamo chiesto a cinque coppie di sposi della parrocchia di San Francesco d’Assisi all’Arsenale in Verona la disponibilità ad incontrarsi per parlare di un nuovo cammino di spiritualità da fare insieme, diverso da quello a cui partecipavano nei gruppi parrocchiali. Le coppie invitate  erano legate tra loro da una amicizia solida ed erano attive nella parrocchia.

Abbiamo loro parlato del sacerdozio battesimale, del valore di un cammino di santità in famiglia, di carismi a servizio della chiesa, del ruolo della donna accanto al sacerdote e nella comunità cristiana e di coppie chiamate in modo speciale ad amare i sacerdoti.

L’immagine di sacerdote che avevano queste coppie era quella di un uomo pieno di Dio, forte, autorevole, autosufficiente, capace di donarsi pienamente alla comunità.

Al nostro invito queste coppie si sono poste una domanda: in che modo, noi, se non con il servizio alla catechesi, alle attività ricreative, caritative e missionarie potremo aiutare un sacerdote?

Tra il primo annuncio e la maturazione di una nuova coscienza di ciò che comporta  l’impegno di vita per un battezzato, è passato un certo tempo nel quale c’è stata una formazione alla luce della parola di Dio e del Magistero della Chiesa, e preghiera allo Spirito Santo per ricevere luce e forza.

Questi giovani sposi chiedevano:  “che cosa dobbiamo fare?”

Abbiamo detto loro che dovevano “crescere nell’essere”, riscoprendo il valore del loro sacerdozio battesimale, che dovevano andare incontro ai sacerdoti con amore, accogliendoli come uomini, facendo sentire loro una vicinanza spirituale e un’amicizia fraterna, aiutandoli prima che a “fare tante cose” ad essere pienamente preti, privilegiando la preghiera, l’annuncio della  Parola, la celebrazione dell’Eucaristia e l’attenzione agli ultimi.

Nel tempo questo cammino si è chiarito e le  coppie hanno capito che l’Opera ha dato un nuovo  valore  alla loro vita matrimoniale e al rapporto con i figli, affermavano di avere pure un cuore disponibile verso i sacerdoti che il Signore faceva loro incontrare.

A questo primo gruppo si sono aggiunte gradualmente, a macchia d’olio, altre coppie che dimostravano una certa sensibilità ai valori dello spirito e attenzione e disponibilità verso la comunità cristiana e i sacerdoti.

In poco tempo  le coppie si sono moltiplicate e nutrendosi di questo carisma, alcune di loro con umiltà e riservatezza sono diventate per i loro sacerdoti figli e fratelli, padri e madri.

I sacerdoti avvicinati da questi sposi hanno ricevuto energia per vivificare la propria vita, avendo sentito in loro comprensione, ascolto, consiglio, aiuto concreto.

La costanza e la fedeltà nella formazione spirituale di coppia e nell’attenzione alla persona del sacerdote  li hanno convinti a non fermarsi davanti alle inevitabili difficoltà e li hanno aiutati a vedere in ogni sacerdote il volto di Gesù.

Le coppie chiamate a vivere questo carisma possono  essere strumenti nelle mani del Signore per  dare forza alla vocazione dei sacerdoti.

Sacerdoti sereni e realizzati saranno capaci di operare meglio e in comunione tra loro. Saranno pure  disponibili a entrare nelle loro comunità sulle orme di Gesù “ come colui che serve”, come lievito che fermenta la pasta, di accogliere carismi e ministeri, di valorizzare il ruolo dei laici e in particolare delle famiglie.

 

La vita del gruppo sposi dell’Opera

Anche per le coppie di sposi, come per le fraternità, l’Opera dell’Amore Sacerdotale segna un solco nuovo nella Chiesa.

E’ necessario che questi sposi  abbiano come meta la santità e che si aiutino reciprocamente a raggiungerla  attraverso l’esercizio di quell’amore evangelico che aiuta l’uno a vedere l’immagine di Cristo nel volto dell’altro.

Gli sposi devono sentirsi scelti giorno dopo giorno perché il Regno dell’Amore si estenda e permei il tessuto della famiglia cristiana.

Lo spirito che anima queste coppie sia ecclesiale, apostolico, sacerdotale; la coppia attingerà dal sacerdozio di Cristo l’amore che egli porta alla Chiesa sua sposa.

Da una vita santa degli sposi potranno nascere vocazioni di speciale consacrazione a Dio e ai fratelli e un valido sostegno per la santità dei pastori della Chiesa.

La famiglia cristiana, modellata sulla famiglia di Nazareth, sperimenta che la sorgente dell’amore vero è sempre l’Amore di Dio ed è in questo amore che deve offrirsi per crescere.

Quanto più gli sposi si fortificano nell’unione con Cristo, Sposo della Chiesa, tanto più saranno uniti tra loro. E’ la loro unione a Cristo la prima scuola che li fa essere “dono” alla Chiesa e, in modo specifico, ai sacerdoti. La presenza di Cristo all’interno della coppia deve essere avvertita e pregata insieme, perché la famiglia viva come “ chiesa domestica”.

Gli sposi che fanno questo cammino si impegnano:

- a vivere la presenza di Dio nella propria quotidianità

- a leggere insieme il Vangelo per annunciarlo con la vita e la parola

- a celebrare almeno mensilmente , il sacramento della Penitenza

- ad essere aperti all’ospitalità e a fare opere di carità secondo lo specifico del carisma

- a partecipare all’incontro di formazione durante il quale la verifica fraterna favorirà la comunione dei valori dello Spirito.

Queste coppie potranno diventare fermento di vita cristiana per altre famiglie. La santità della Chiesa dipende anche dalla santità delle famiglie.

 

Il carisma dell’Opera e gli sposi

L’Opera dell’Amore Sacerdotale è chiamata a tener viva nella Chiesa la ricchezza del sacerdozio di Cristo, rendendone più coscienti i battezzati.

Il battesimo ci ha innestati in Cristo sacerdote, re e profeta e questo carisma  porta ad approfondire  e annunciare la ricchezza ricevuta.

Vivere il carisma dell’Opera significa coltivare ciò che aiuta a coscientizzare la ricchezza del sacerdozio battesimale all’interno della coppia perché sappia fare della famiglia una “piccola chiesa” con una particolare disponibilità ad aiutare i sacerdoti nella loro vita personale e nel  servizio pastorale.

Per coltivare questo dono dello Spirito è necessaria  una formazione spirituale ed ecclesiale.

Per chi è sposato il sacerdozio battesimale va vissuto prima di tutto nella relazione di coppia.

Il sacramento del matrimonio abilita la coppia ad un aiuto vicendevole per andare a Dio; così va anche inteso il dettato biblico “ Ti darò un aiuto che ti stia di fronte”.

E’ significativa la preghiera che nella Liturgia del Sacramento del matrimonio viene fatta dopo la consacrazione: “ricordati dei tuoi figli che in Cristo hanno costituito una nuova famiglia, piccola chiesa, sacramento del tuo amore”.

Questi sposi sono chiamati a vivere il loro sacerdozio nel lavoro e nell’ambito della vita sociale. In questo modo portano le cose di Dio là dove operano ogni giorno.

L’Opera aiuta le coppie  a vivere alla scuola dello Spirito per ricevere luce e forza nel coniugare cristianamente la vita quotidiana e per valorizzare i doni ricevuti nel battesimo; le aiuta inoltre ad allargare i propri orizzonti, facendole sentire responsabili anche della vita del prete e della comunità cristiana.

Il prete non ha l’aiuto che gli potrebbe venire da una sua propria famiglia.. Per questo coppie di sposi ben formate ed educate spiritualmente possono comunicargli quella dimensione di paternità e maternità che egli è chiamato ad esercitare nei riguardi della comunità cristiana, aiutandolo così ad esercitare un amore più incarnato.

Chi aiuta un prete aiuta una intera comunità, per questo è molto importante che ci sia comunione tra preti e sposi.

Un altro modo valido di esprimere amore a un sacerdote è quello di sapergli offrire consiglio e comprensione per fargli affrontare più serenamente  tensioni e difficoltà.


Il nostro modello: la famiglia di Nazareth

Non sono le grandi cose a portare avanti il regno di Dio, ma quelle più ordinarie, più umili.

Ogni famiglia cristiana si modelli sulla famiglia di Nazareth, dove Gesù è cresciuto come uomo per la gloria del Padre e come fonte di salvezza per liberare l'umanità dal peccato.

C'è bisogno di tornare a Nazareth per imparare il valore dell’accoglienza, del dialogo e della totale obbedienza alle disposizioni della Provvidenza.

La santa famiglia ci è di esempio ed è pure fonte di grazia.

A Nazareth non c'è chi vale di più e chi vale di meno, perché i membri della famiglia sono l'uno al servizio dell'altro: insieme costituiscono un'armonia di vita.

Quale semplicità in questa famiglia dove  andava realizzandosi il progetto della Redenzione!

Saremo capaci di cose grandi per l’avvento del Regno se prima avremo frequentato la scuola del silenzio, dell’umiltà, del rispetto e dell’aiuto reciproco, virtù queste vissute pienamente a Nazareth.

Le difficoltà non ci scoraggino; attingiamo di più alla preghiera comune e alla correzione fraterna.

Siamo nelle mani del Signore: questo ci deve stabilire nella pace, nella fiducia e nella serenità di cuore.

 

Spiritualità

L'Opera è per gli sposi una scuola di spiritualità; la coppia viene aiutata a vivere una vita spirituale sempre più solida e armoniosa.

È importante la formazione che non è fine a se stessa, ma sempre orientata a un "essere per agire".

La vita familiare al di fuori del Vangelo cerca la propria realizzazione nel benessere, nei soldi, in tutto ciò che sa di "mondo". Ma non è questo il disegno voluto dal Padre.

Le famiglie cristiane invece si propongono di crescere alla scuola del Vangelo e così avranno la capacità di vivere il giusto equilibrio perché lo Spirito domini le realtà della terra. 

La famiglia, sia quella umana come quella dello spirito, ha la sua radice nella Famiglia Trinitaria che è sorgente di grazia.

E’ lo Spirito Santo che ha suscitato nella Chiesa famiglie  impegnate a vivere il carisma dell’Opera. La vita di queste famiglie domanda impegno perché l’uno cresce grazie alla scuola dell’altro.

Tutto deve procedere per gradi, ma la meta è ben chiara: un impegno di vita santa perché alla santità della famiglia sono legate anche  la santità e l’efficacia dell’apostolo.

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6. LE ANIMATRICI DI COMUNITA’ CRISTIANA

“In seguito egli se ne andava per la città
e i villaggi, predicando e annunziando
la buona novella del Regno di Dio.
C’erano con lui i dodici e alcune donne
che erano state guarite da spiriti cattivi
e da infermità”

Luca 8, 1-2

Come è nato il gruppo

Nel 1975 nella nascente Parrocchia di San Francesco d’Assisi all’Arsenale in Verona, nasceva un piccolo gruppo di donne che, mosse dallo Spirito, desideravano vivere una vita spirituale impegnata per servire nei problemi concreti la nuova comunità a sostegno del Pastore.

Da questa dimensione di fede, fatta preghiera e servizio, si sviluppava il desiderio di donare la propria vita a Dio attraverso una consacrazione, nel rispetto del contesto familiare e sociale.

Dopo qualche tempo, sentendosi sempre più partecipi della passione pastorale del presbitero, cinque di loro venivano accolte il 29 ottobre 1982 dal Vescovo di Verona Monsignor Giuseppe Amari, il quale durante la celebrazione della messa, nella cappella del Vescovado, benediceva la loro consacrazione al Signore.

Al primo gruppo se ne aggiungevano in seguito altre, animate dallo stesso spirito e formate alla stessa scuola.

 

Chi sono

Le Animatrici sono donne che, rispondendo alla chiamata del Signore, si mettono a servizio della Chiesa locale e in particolare della parrocchia come luogo in cui Cristo è presente e operante.

Coscienti del dono ricevuto, con la loro presenza discreta, qualificata e generosa, diventano “segno” della donna apostola, partecipe per grazia, della passione pastorale del presbitero.

La testimonianza delle Animatrici è un richiamo per la comunità cristiana ad amare, sostenere ed affiancare il pastore come fratello il quale, mentre dona tutto di sé alla sua famiglia spirituale, ha pure bisogno di sentirsi capito per essere in modo pieno ed efficace ”segno e sacramento” della carità di Cristo buon pastore.

La Chiesa ha bisogno di  formare donne apostolo, ministre dei beni spirituali, e come essa si impegna a  preparare  i sacerdoti alla loro missione, così è auspicabile che  prepari  donne che li possano affiancare.

Le donne prescelte da Dio in questo carisma sono  chiamate ad essere anime oranti, capaci di vivere lo spirito di contemplazione di Chiara, la fermezza e la sapienza di Teresa d’Avila e il coraggio di Caterina da Siena.

In particolare il loro modello nel servizio ecclesiale è sempre Maria, donna che sa vivere nel silenzio, nel nascondimento, sempre protesa alla sequela di Cristo suo Figlio.

Finalità spirituali delle animatrici

Nel rispetto della sensibilità propria della Comunità cristiana in cui vivono, le Animatrici cooperano alla diffusione del Regno di Dio affiancando il presbitero con la preghiera, l’ascolto, il consiglio e ogni altra attività in modo che egli possa attendere con maggiore disponibilità alla preghiera e al ministero della Parola (cfr. Atti 6,4). La loro vitalità spirituale dovrebbe irradiarsi nelle donne che le avvicinano e che gradualmente  ne condividono le scelte aiutandole ad amare la Comunità parrocchiale  risvegliando nel popolo di Dio il grande dono del sacerdozio battesimale.

L’amore che portano alla Chiesa farà nascere in loro il desiderio di approfondire la conoscenza delle Sacre Scritture, dei documenti del Magistero, in particolare, i decreti del Concilio Vaticano II, nei quali lo Spirito ha parlato alla Chiesa in modo consono ai problemi e alle esigenze del tempo contemporaneo.

L’amore alla Chiesa nasce anche dalla conoscenza di quanto essa vive e realizza nella comunità.

All’interno dell’Opera vivono in una dimensione  oblativa e materna propria di chi ha conosciuto da vicino il Signore e ne ha sperimentato l’amore realizzando in se stesse quella bontà comprensiva che ha contraddistinto le pie donne quando hanno accompagnato Gesù fino al Calvario. Pur non avendo doti particolari erano animate dall’amore e perciò lo hanno atteso, prima di ogni altro apostolo, presso il sepolcro quando è risorto. E’ dall’amore che nascono le opere e dalla preghiera ne fluisce l’efficacia.

 

Apostolato

La Chiesa dei primi secoli ha valorizzato le donne  vedove che si offrivano al Signore per un serivizo alla comunità.

Questa potrà essere maggiormente ricca se aperta anche ad accogliere giovani donne, giovani spose, toccate dallo Spirito.

Da una vita spirituale intensa può nascere un servizio genuino, con tonalità diverse a seconda della chiamata, e la chiamata più forte è quella della carità che si fa servizio.

Per poter essere apostole accanto all’apostolo, hanno bisogno di fare esperienza nell’accogliere le persone, nel sostenere le famiglie in difficoltà, nell’affiancare con la preghiera, con l’esempio e la parola quei sacerdoti che il Signore metterà sul loro cammino.

Il loro “fare” matura nella preghiera. Esse lavorano nell’oggi di Dio  che è una frazione di eternità affidata anche alle loro cure.

Lo Statuto, che guida il cammino delle animatrici, diventa testo di meditazione, di confronto e di preghiera perché da esso l’animatrice possa attingere alimento per la propria identità.

Lo Statuto è come un Vademecum, un termine di confronto perché chi è chiamata lo realizzi non solo per la propria santità personale, ma per l’edificazione della Chiesa.

Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa,
il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui
che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce”.

(1 Pt 2,9)

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7.  ALLE SORGENTI DELLA TRINITA’

 “Io prego per loro; non prego per il mondo,
ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi.
Tutto ciò che è mio è tuo e quello che è tuo è mio,
e io sono stato glorificato in loro.
Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo,
mentre io vengo a te, Padre santo,
conservali nel tuo nome che mi hai dato,
affinché siano uno come noi”.

Giovanni 17, 9-11

Amore provvidente del Padre

L’amore è la vita che sostiene la Trinità, circola da una Persona all’altra e non diminuisce mentre si dona.

In questi lunghi anni, da quando è nata l'Opera, abbiamo potuto constatare che alla radice di questo carisma opera l’Amore trinitario, quale fonte di vita e di amore. Questo carisma vuole educarci a quell'amore che trova la sua sorgente nell'amore eterno tra le persone della Santissima Trinità.

E’ la Provvidenza che guida la realizzazione del progetto che il Signore ci ha affidato e la corrispondenza a questo dono è frutto di misericordia. L’Opera mira a portare nelle anime l’amore di Dio, la sua gloria e il suo cammino è un segno dei tempi.

Il Padre sa ciò di cui abbiamo bisogno ed è generoso nei suoi doni, egli ha cura di noi e protegge quanto ha posto come un seme nelle nostre mani.

Quando un seme è affidato alla terra, nella sua nascita e nel suo sviluppo è affiancato da mille attenzioni che l'uomo distratto non avverte, ma che il Padre celeste saggiamente dispone.

Così è l'Opera a noi affidata: la Provvidenza la segue, la cura, la pota se occorre, perché prosegua nel suo sviluppo e porti frutti.

La grazia del Signore è sempre sovrabbondante, ci porta in alto anche quando dovessimo constatare la nostra incoerenza.

Sentiamoci amati e protetti dalla Provvidenza del Padre e ringraziamola. Fidiamoci di Colui che, chiamandoci, ci ha anche rivestiti del suo Spirito d'amore.

Fermarsi troppo sulle nostre miserie e povertà è sottrarre lo sguardo alla vetta di questo amore: non guardiamo alla pochezza dell'uomo, ma alla grandezza di Dio. Con l’Opera abbiamo ricevuto una eredità che supera la nostra persona e che va oltre il tempo della nostra vita.

Le opere di Dio sono proprietà di Dio: per questo vanno servite con grande impegno, ma anche con piena fiducia e distacco dai desideri personali. Gesù così prega: "Ti benedico, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25). Sono i piccoli i depositari delle grandi cose che il Padre, nella sua Provvidenza, vuole disseminare sulla terra. Sentiamoci benedetti, perché il Padre ha posto in noi il suo sguardo di bontà e di tenerezza infinita. Non è colui che si agita a edificare il regno di Dio, ma colui che, in comunione con la vita divina della Trinità, si impegna a diffondere il bene..

Dobbiamo vivere il momento presente come un dono da trafficare perché la nostra vita si radichi nella fedeltà di Dio.

Non scoraggiamoci se nella debolezza talvolta segnamo il passo, certi che la misericordia e la fedeltà  del Signore ci raggiungono sempre.

Non stanchiamoci di alimentare la nostra vita spirituale perché sempre meglio corrisponda alla volontà del Padre.

 

Sacerdozio di Cristo

È un dono grande capire e vivere il sacerdozio di Cristo. Questo mistero va maggiormente conosciuto, apprezzato e stimato.

Chiediamo allo Spirito Santo di darci la sua luce perché esso sia meglio realizzato nella vita dei fedeli e dei sacri ministri.

Gesù Sacerdote - Gesù è la via, la verità e la vita.

Il sacerdozio di Cristo per la salvezza dell'umanità sta a fondamento del Vangelo e noi siamo chiamati ad approfondirne il valore  cosi come la Scrittura ce lo presenta.

Il sacerdozio di Cristo, nelle sue espressioni umano-divine, noi lo cogliamo sia quando si rapporta al Padre, sia quando si pone al servizio di coloro che il Padre gli ha affidato come fratelli.

Esso ha due punti focali: rendere gloria al Padre offrendogli nella sua persona l'umanità redenta dal suo sangue e portare la vita del Padre nel cuore dell’uomo. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per rendere presente in modo concreto l'amore del Padre.

L’incarnazione del Verbo ha reso visibile la ricchezza di grazia di Dio Padre e noi la contempliamo nel Vangelo. La pazienza, l’umiltà, l'obbedienza, la povertà, la carità, la tenerezza, la misericordia le vediamo espresse nel sacerdozio di Cristo che trova la sua punta massima sul Calvario.

La vita di Gesù è stata un costante "sì" alla volontà del Padre e in questa obbedienza egli ha realizzato la salvezza del mondo.

Il sacerdozio di Cristo e l’Opera - L'Opera è legata alle vie dello Spirito sulla scia dell'amore di Cristo Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote.

Essa trova le sue radici e la sua identità in quella capacità di offerta e immolazione in cui si è realizzata la vita di Gesù.

L’Opera è scaturita dal Cuore di Cristo ed è per questo che la sua qualità intrinseca è quella di vivere dell'amore sacerdotale di Gesù. Al mistero del sacerdozio di Cristo, che mai potrà essere pienamente accolto e compreso, va ispirata la nostra vita.

Prima ancora di comprendere le ricchezze insondabili di questo mistero, accogliamole, preghiamole e contempliamole con quella luce che solo lo Spirito Santo ci potrà concedere.

Siamo chiamati ad attingere alla persona di Cristo per vivere alla sua sequela.

Nel nostro modo di amare, di pensare e di agire, riceviamo luce e forza dalla parola di Gesù, consapevoli che la sorgente di ogni rinnovamento spirituale per il bene della Chiesa la troviamo solo in lui.

Chi vive in questo cammino si senta chiamato ad entrare sempre di più nell'intimità con Gesù per realizzare nelle scelte di ogni giorno quanto è stabilito dal Padre. Gesù desidera che ogni uomo cerchi con fedeltà e costanza la gloria del Padre.

L'Opera sia presente in noi come un fuoco: è l'amore di Gesù che ci porta a servirlo nei modi più diversi nella Chiesa.

Il sentirci amati da lui ci renda coraggiosi e attivi in tutto ciò che serve per la vita di quest'Opera.

Impariamo ad essere disponibili gli uni verso gli altri e procuriamo che la connotazione di amicizia di Gesù nei riguardi dei suoi discepoli si realizzi anche in mezzo a noi.

Paradigma e modello del nostro sacerdozio - Il sacerdozio di Cristo è paradigma per vivere la nostra specifica vocazione.

E’ il sacerdozio di Cristo che ci abilita a vivere il nostro sacerdozio; ai piedi del Crocifisso possiamo capire il suo amore e la sua generosità di cui abbiamo bisogno per essere dei  testimoni.

Ogni mistero della vita di Cristo, in cui è compendiata la sua vita di Uomo-Dio, passa attraverso la nostra umanità.

È sull'altare della nostra vita che si consuma il sacerdozio di Cristo partecipato ai fedeli con il Battesimo e ai presbiteri in modo pieno con l'Ordine sacro.

La denominazione “Opera dell’Amore Sacerdotale” dice la sostanza dell’Opera anche se non ne esaurisce la realtà più profonda. Il suo nome ci invita a un impegno da tradurre in programma di vita.

Testimoniare il sacerdozio di Cristo - Avere coscienza di essere partecipi del sacerdozio di Cristo e tentare ogni giorno di metterlo in pratica è una forza per se stessi, per la Chiesa e per il mondo.

Ogni cristiano è depositario del sacerdozio di Cristo, ma solo chi ne è profondamente cosciente sa diventarne testimone.

Da  Betlemme al Calvario questo mistero di infinito amore ha pervaso tutta la persona di Gesù che è venuto per servire non per essere servito. Rimaniamo in Lui per realizzare la ricchezza del suo sacerdozio e così diventarne dono.

Il mondo attende chi incarna la bontà di Gesù e la trasmette con umiltà: solo la bontà sconfigge il male.

La bontà del nostro cuore e la disponibilità nel servizio rendono presente il regno  di Dio sulla terra.

Quando dovessimo sentire l'incertezza o il peso del nostro cammino, fissiamo lo sguardo su Gesù crocifisso e offriamo tutto perché l'Opera possa radicarsi nella Chiesa.

 

Soffio vitale dello Spirito Santo

L’Opera dono dello Spirito - Quanto più imperversa l'uragano della materia tanto più è richiesto il soffio onnipresente dello Spirito: vincolo di unità, artefice di santità, fontana inesauribile di grazia.

Lo Spirito Santo è sempre all'opera perché il volto della Chiesa, attraverso i suoi figli, risplenda di luce divina.

Ogni atto di bontà, ogni desiderio di bene sono da lui suscitati e sotto la sua guida si raggiunge quell’uniformità alla volontà del Padre che è garanzia di una vita santa.

Una condizione necessaria perché lo Spirito operi le sue meraviglie in un'anima è l'umiltà.

Ogni movimento ecclesiale è guidato dallo Spirito per allargare sempre di più il Regno di Dio, è lui  che dà vita a un movimento per il bene della Chiesa e la sua azione non viene mai meno, la sua presenza è operante non solo all'inizio, ma anche lungo il suo cammino.

Anche l’Opera è frutto dello Spirito che stabilisce persone, tempi e modi perché si mantenga fedele al progetto iniziale.

Lo Spirito Santo, che ha guidato la testimonianza della Chiesa apostolica, è sempre all’opera e dona  energie anche per il nostro servizio.

I santi che hanno capito il valore della sua presenza si sono abbandonati a lui con fiducia e ne hanno goduto i frutti.

E’ lo Spirito che  prega dentro di noi e ci suggerisce ciò che giova al nostro bene e a quello della Chiesa.

Ogni persona, perché fecondata dallo Spirito, può accogliere in pienezza e far fruttificare il carisma ricevuto.

 

“A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati
con il suo sangue,
che ha fatto di noi un regno di sacerdoti
per il suo Dio e Padre,
a lui la gloria e la potenza nei secoli. Amen”

(Ap 1,5-6)

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8.  NELLA CHIESA A SERVIZIO DEL REGNO

 “Quando ero con loro,
li ho conservati nel tuo nome che mi hai dato
e li ho custoditi e nessuno di loro si è perduto,
eccetto il figlio della perdizione,
affinché si adempisse la Scrittura.
Ora vengo a te e queste cose dico mentre sono nel mondo,
affinché abbiano in loro la mia gioia in pienezza”.

Giovanni 17,12-13

L’amore alla Chiesa ci ha guidato in tutte le nostre scelte; per questo ciò che il Signore ci ha fatto capire desideriamo offrirlo alla Chiesa.

Un fuoco non è mai fine a se stesso, ma deve ardere in relazione a coloro per cui è stato acceso.

In noi è stato acceso un fuoco per risvegliare la ricchezza del sacerdozio battesimale.

 

Identità della Chiesa

La Chiesa è l'icona di Cristo, è una realtà umana e soprannaturale, una costruzione formata da tante pietre viventi ognuna delle quali ha il suo posto preciso. Anche il carisma dell’Opera ha il suo posto, la sua missione.

La Chiesa è ricca di fermenti di santità, perché lo Spirito la santifica, la sostiene e la rinnova.

Essa vive il suo mistero di salvezza in un impasto di fragilità umana mai disgiunta da una grandezza divina, che la morte e risurrezione di Cristo le ha donato.

Sacerdozio battesimale e ministeriale - Nel cuore dell’ uomo è stato riversato un deposito di grazia  nel giorno del battesimo; da quel momento egli fa parte della famiglia dei figli di Dio.

Questo sacramento lo ha consacrato sacerdote, re e profeta a misura di Cristo e come tale è chiamato a farsi ponte di grazia per aiutare i fratelli nella fede. 

Quanto più il sacerdozio battesimale sarà vissuto in obbedienza allo Spirito, tanto più sarà capace di comunione con il sacerdozio ministeriale. La forza di tutti due è sempre il sacerdozio di Cristo che chiede complementarietà all'interno del popolo di Dio.

Non c'è Chiesa senza il pastore e il pastore realizza il suo servizio a contatto dei fedeli.

 

Rinnovamento

Il rinnovamento della Chiesa è sempre in atto perché l’estensione del Regno è frutto di fedeltà da parte di Dio Padre.

La Chiesa è chiamata a rinnovarsi e ad assumere un volto più umano, più vicino al cuore dell’uomo di questo tempo per essere fermento evangelico. Urge una Chiesa più viva, più dinamica, più gioiosa nel suo servizio pastorale. Essa è chiamata a vivere con più impegno la sua dimensione sacerdotale di evangelizzazione. Quanto è povero il cammino della Chiesa quando non si confronta con la vita di Gesù Uomo-Dio! Troppe forze sono disperse per realtà che non toccano da vicino la sostanza del Regno.

Quando infatti ci si uniforma troppo alle esigenze del mondo e al suo modo di gestire i beni della terra, si esce dal messaggio del Vangelo unico termine di confronto.

Questa famiglia è chiamata a sentire l'ansia della santità della Chiesa lasciandosi inondare di Spirito Santo perché una nuova generazione fiorisca in essa. Nella preghiera e nella fiducia ringraziamo la Chiesa che ha accolto il carisma dell’Opera e disponiamoci in umiltà ad essere obbedienti alle sue indicazioni. Affidiamoci ai disegni della Provvidenza perché è nella Chiesa che il carisma fiorisce e si dilata.

È importante che la dimensione ecclesiale sia costantemente ribadita e sollecitata.

I membri dell'Opera si sentano figli della Chiesa che vive in obbedienza allo Spirito e così troveranno energie nuove per camminare secondo il volere del Padre.

 

Amore per la Chiesa

L'amore, quando nasce sotto l'azione dello Spirito Santo, assume dimensioni universali e noi dobbiamo tenere il cuore aperto perché la Chiesa possa essere sostenuta anche dalla nostra preghiera.

Il popolo di Dio - Dobbiamo avere a cuore i sacerdoti, ma pure la promozione del popolo di Dio perché quando esso aiuta e sostiene un prete, tutta la comunità è destinata a fiorire.

L'amore alla Chiesa, vivere per la Chiesa e offrire tutto per il bene della Chiesa, questo dà senso alla nostra vita.

Essere figli devoti e amanti della Chiesa, che è sempre la sposa di Cristo, anche se carica delle debolezze umane dei figli che la compongono, ci porta a soffrire per le sue povertà, che devono trovare in noi comprensione e misericordia.

La Chiesa è sempre portatrice di Gesù e noi siamo chiamati ad avere un amore forte, generoso, fedele per questa madre: essa è il segno più vero della presenza di Gesù,  e ne è il prolungamento.

La ferita del costato di Cristo, da cui è nata la Chiesa, ci parla di amore gratuito, disinteressato, costante, di un amore a perdita.

Di qui l’impegno di ogni membro dell'Opera: pregare, soffrire e offrire per la Chiesa.

In tutti sia coltivato l’ amore per la Chiesa con il desiderio di servirla e di realizzarne la santità.

Rimaniamo nell’amore verso coloro che la guidano e la compongono.

Il Padre che dà incremento al seme deposto nella terra della Chiesa, ha pure bisogno di operai solerti che lo coltivino.

Ci risuoni sempre nel cuore la parola rivolta a Francesco: "Va’ e ripara la mia Chiesa".

I sacerdoti - I sacerdoti sono come la pupilla dell'occhio, e la pupilla, pur sicura e stabile nella sua configurazione fisica, è tuttavia delicata e bisognosa di cure.

In alcune comunità cristiane ci sono sacerdoti  che si sentono stanchi e sfiduciati e pochi si interessano di loro.

Compito specifico dell’Opera è aiutare i sacerdoti, affiancarli nelle loro difficoltà, promuovere la loro crescita spirituale e apostolica  perché la Chiesa raggiunga il suo massimo splendore.

Aiutare un prete a vivere il suo ministero in pienezza non è cosa da poco e soltanto chi vive intensamente il rapporto con Cristo lo può aiutare in modo adeguato.

La Chiesa gerarchica e il prete - La Chiesa gerarchica è chiamata a porsi il problema della solitudine dei sacerdoti e impegnarsi per prevenirne gli sbandamenti.

È dolorosa la solitudine di certi preti, soprattutto quando il popolo di Dio loro affidato vive nell'apatia e nell'indifferenza verso di loro.

Quanti hanno il servizio dell’autorità nella Chiesa trovino nella nostra preghiera un posto ampio, stabile, ricco di fede e amore oblativo perché questo problema trovi la giusta soluzione.

C'è bisogno che la Chiesa Gerarchica curi più da vicino i sacerdoti e che l'intera comunità cristiana  si preoccupi della vita e dell'efficacia apostolica dei suoi preti.

I sacerdoti a volte sono lasciati soli, anche da parte di chi li dovrebbe in modo forte affiancare

A loro si chiede molto e a volte si dà poco. Quanto è grave il problema dei sacerdoti soli o disorientati, quando ad affiancarli, non ci dovesse essere  un pastore-padre e una comunità aperta ai valori dello Spirito! Quante forze disperse, quanti preti sfiancati e insoddisfatti! 

I vescovi per i sacerdoti sono chiamati ad essere dei padri attenti, disponibili, solleciti e premurosi alle loro necessità umane, spirituali, pastorali. L'amore di un padre fa crescere in serenità i propri figli, ma se questi non avvertono la presenza di chi li può aiutare, che cosa ne può venire di conseguenza?

Il popolo di Dio e i suoi sacerdoti - C’è bisogno di sollecitudine nel corrispondere a quanto la Chiesa domanda, e la Chiesa si manifesta in particolare attraverso la voce dei suoi pastori.

La comunità cristiana sappia vivere la legge dello Spirito per essere in grado di cooperare accanto ai sacerdoti nell'estensione del Regno.

Il popolo di Dio va responsabilizzato in modo nuovo nei confronti dei preti, ed è necessario che sia educato a collaborare.

I pastori sono alla guida dei fedeli, però è importante che si intersechino le forze, che si scambino i doni.

I sacerdoti prendano coscienza che la comunità cristiana è affidata  a tutto il popolo di Dio pur con servizi diversi.

Per questo la comunità deve essere risvegliata nei suoi impegni e il prete deve tener presente che non è l’unico amministratore della grazia. 

La fede, se non è amministrata insieme con tutto il popolo di Dio, rimane un “filo d’erba esile” soggetta alle intemperie.

Anche la dimensione numerica dei presbiteri è un segno dei tempi, se letta con fede. Essi devono avere l'umiltà e la saggezza di lasciarsi aiutare.

L’Opera e i sacerdoti - Le finalità dell’Opera chiedono di occuparci dei sacerdoti e delle persone consacrate, amandole e aiutandole nelle loro necessità perché siano in pienezza il prolungamento di Gesù fra gli uomini.

Mentre si affianca il ministero dei sacerdoti si diventa  collaboratori di Cristo e così si valorizzano i  doni dello Spirito.

Tutti i membri dell'Opera sono chiamati a sostenere i loro preti e  nessuno deve sentirsi escluso da una realtà ecclesiale così urgente.

I laici e i sacerdoti - L’immergersi nelle necessità della vita del prete porta a vivere il proprio sacerdozio battesimale:  nello scambio dei doni si realizza la dimensione dell’interdipendenza.

Le  famiglie sappiano condividere con i pastori della comunità cristiana quanto è da loro sofferto e vissuto per una crescita umana e spirituale, questa comunione potrà rinforzare e rendere capace il prete di una paternità sempre più profonda e più vasta.

Quanto più gli sposi stimano la vocazione del prete tanto più avvertono  l'urgenza di collaborare in modo stretto con lui per estendere il regno di Dio.

L’Opera è nata per volontà del Signore, anche perché accanto ai sacerdoti ci siano donne cristianamente formate per un servizio apostolico che vuol essere espressione del ministero materno di Maria.

In questo momento storico c’è bisogno di donne consapevoli della loro missione materna, perché una nuova generazione di preti e di consacrati fiorisca nella Chiesa. Un sacerdote sostenuto dalla preghiera, dall'offerta e dalla testimonianza di una donna consacrata a Dio, può trovare forze nuove, energie spirituali più creative e tanta serenità.

Amore per i preti. C'è bisogno che il sacerdozio ministeriale splenda più intensamente della luce del Vangelo.

Guidare le anime è innanzi tutto un dono da chiedere, ma anche un'arte divina che lentamente si impara. Il prete è chiamato a un servizio che ha del divino: per questo non è mai sufficientemente adeguato nello svolgimento del suo ministero. Non basta lo studio per essere guida spirituale, occorre avere gli stessi sentimenti di Cristo.

Il prete pienamente realizzato nella sua paternità sa mettere a frutto quelle energie dello Spirito che il Padre ha deposto nel suo cuore.

Chiediamo una nuova effusione di Spirito Santo perché i sacerdoti siano saggi e sapienti forgiatori di coscienze cristiane.

Ogni prete che ci passa accanto sentiamolo come un fratello e, nell'amore discreto, paziente e lungimirante, potremo aiutarlo a camminare nella dimensione apostolica per cui è stato chiamato.

Egli deve sentirsi amato per quello che è, prima ancora di quello che dona e può fare.

Cerchiamo di stargli accanto come persone che servono e così non ci sarà mai il pericolo di umiliarlo e tanto meno di avvilirlo.

Teniamo presente l’atteggiamento che Gesù ha avuto nei riguardi degli Apostoli: egli, il maestro, è stato loro accanto come l'umile servitore. Sul suo esempio curiamo in noi l'umiltà e l'amabilità.

 

L’Opera e i consacrati

Siamo chiamati a pregare lo Spirito Santo perché una generazione nuova di consacrati fiorisca nella Chiesa.

È troppo poco ascoltare e consigliare, occorre saper trovare nuove vie per questo tempo di stanchezza e di sfiducia nel mondo dei consacrati.

Se ci lasciamo plasmare da Gesù diventeremo per loro un asilo di pace, un cuore aperto per l'accoglienza.

Lasciamoci trasformare dalla stessa passione d'amore che ha Cristo verso di loro perché essi siano presenti al nostro cuore.

I consacrati sono chiamati ad  essere come la linfa che vivifica l'albero della Chiesa testimoniando al popolo di Dio la forza dello Spirito Santo e la ricchezza dei suoi carismi.

 

 “Christifideles laici” a servizio della evangelizzazione

“Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Di qui nasce il cuore aperto per donare e per ricevere. La comunità cristiana è chiamata a promuove la crescita spirituale di ogni singola persona; per questo ha bisogno di sacerdoti apostoli, ma ha pure urgenza di avere laici apostoli e santi.

Lo Spirito Santo sta operando nella Chiesa una nuova coscienza  del valore del sacerdozio dei fedeli  generando forze nuove.

 Ai laici impegnati dovrebbe essere riservato uno spazio sempre più ampio nei vari ministeri. È in atto una nuova evangelizzazione, alla quale i laici sono chiamati attraverso una operosa testimonianza; infatti perché partecipi del sacerdozio di Cristo possono amministrare secondo Dio le realtà terrene. È urgente che il regno di Dio si espanda e raggiunga coloro che sono lontani; la forza e il futuro della vita della Chiesa è l'evangelizzazione: la Chiesa ha bisogno di missionarietà.

Testimoni di Cristo - Le Opere, che Dio suscita nel mondo e che lo Spirito Santo continuamente fa fiorire perché il volto della Chiesa sia sempre più luminoso, sono chiamate a vivere con lo stesso ardore che ha contrassegnato i cristiani della Chiesa apostolica.

Oggi più che mai c'è bisogno di testimoni che sanno annunciare apertamente con la vita ciò in cui credono; non basta essere annunciatori con le parole per dire il Vangelo, perché l'annuncio domanda la testimonianza.

La Chiesa dei tempi apostolici, pur nella sua povertà, era capace di annunciare con forza e coraggio il messaggio di Cristo. Servire la Chiesa significa sentirsi testimoni di una realtà che ci è consegnata per deporla in altri cuori ed è la qualità della vita cristiana che oggi è determinante per una nuova evangelizzazione alla cui base sta l'amore fraterno.

Testimoni si diventa nella misura in cui una verità si è fatta “carne”.

C'è il momento della testimonianza visibile, concreta, proclamata, ma innanzi tutto noi dobbiamo essere testimoni di Cristo nel profondo del cuore. Nel nostro impegno di testimonianza diamo spazio anche alla contemplazione della croce, per essere potenziati dall'amore stesso di Cristo e facciamoci assidui ascoltatori della Parola,  perché è da questa che nasce uno stile di vita.

Il Vangelo dovrebbe scolpirsi, parola per parola, dentro di noi, perché la società domanda dei “vangeli viventi”: questo è un impegno, ma prima ancora grazia.

È la radicalità del Vangelo che può dare forze nuove alla Chiesa. Il cammino spirituale proposto dall’Opera, in sintonia con il Vangelo, ha  sfumature e richiami propri. La parola di Dio sia seminata in abbondanza.

Dove si getta il seme, lì può nascere anche la zizzania, ma .per noi ciò che conta è avere seminato il Vangelo. L’Opera infatti si regge su di esso ed è autentica nella misura in cui aiuta i suoi membri a viverne lo spirito. Il bene, comunque, non può essere distrutto perché è Dio e non l’uomo che l’ha seminato. 

 “Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini,
ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati
come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale,
per un sacerdozio santo,
per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo”.

(1 Pt 2,4-5)

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9. LA DONNA ASSOCIATA ALLA PASSIONE PASTORALE DEL PRESBITERO

 “Io ho dato loro la tua parola
e il mondo li ha odiati,
perché non sono del mondo
come io non sono del mondo.
Non ti chiedo che li tolga dal mondo,
ma che li preservi dal maligno.
Essi non sono del mondo,
come io non sono del mondo”.

Giovanni 17, 14-16

 

La Chiesa e la donna

Dio ha affidato l'uomo alla donna perché gli sia di aiuto nel cammino verso il Regno. L’opera degli Apostoli ha avuto questo grande beneficio: la presenza di donne che hanno saputo entrare nel progetto di salvezza voluto da Gesù. Egli stesso e gli Apostoli erano sostenuti nelle loro faticose attività apostoliche dalla presenza materna e saggia di donne scelte da lui.

La donna forgiata dallo Spirito può camminare a fianco dell’uomo di Dio.

Quante persone nella storia della Chiesa hanno sostenuto nel silenzio gli apostoli del Vangelo!

È importante che si verifichi l’apporto della donna nella nuova evangelizzazione che domanda pazienza e fortezza proprie del genio femminile. Con l'opera apostolica della donna la Chiesa assumerà un volto nuovo, un servizio che renderà le strutture della Chiesa meglio incarnate. La Chiesa accolga in modo nuovo la donna nella sua realtà di madre, di sposa, di figlia e di sorella. Essa va anche più profondamente associata al ministero sacerdotale per essere stretta collaboratrice e anima operante nelle varie istituzioni.

C’è bisogno di donne che vivono in profondità la vita dello Spirito pur in mezzo alle vicende quotidiane, donne accoglienti, servizievoli e fedeli. Il pensiero e l’opera della donna, possono portare un respiro di maggior equilibrio nella Chiesa e nella società.

È necessario che si metta in luce anche da parte della Chiesa gerarchica la preziosità della donna accanto al sacerdote, che talvolta vive il peso di una solitudine profonda o un senso di sfiducia e di scoraggiamento.

La missione della donna deve essere sempre più chiara e incisiva perché le forze della evangelizzazione si moltiplichino.

 

Formazione della donna

Quanti aspetti negativi pesano sulla società contemporanea perché la donna ha perso la sua identità!

Per rispondere a questo problema non basta porgere attenzione alle voci che la società eleva nei riguardi della donna in ordine alla sua promozione umana e sociale.

La donna deve essere per la società e la Chiesa come Dio l’ha voluta e la Chiesa ha urgenza di avere donne saldamente formate secondo lo spirito del Vangelo.

La donna cristiana può fare molto all'interno della propria famiglia, ma pure nella grande famiglia dei figli di Dio.

Una dimensione urgente da portare avanti nella Chiesa è la presenza della donna perché l'evangelizzazione abbia una connotazione anche femminile.

E’ auspicabile che la Chiesa dia più spazio alla formazione della donna, perché possa meglio rispondere alla sua missione.

Come si preparano i sacerdoti, così è urgente preparare donne che li possano affiancare.

Se si forgiano donne sagge, forti, debitamente preparate per essere apostole, si potrà avere un clero più dinamico, più creativo.

C'è una qualità intrinseca di apostolato che è specificatamente relativa alla donna consacrata e che va approfondita perché la Chiesa cresca in qualità.

La sua presenza nella Chiesa non può limitarsi a un servizio assistenziale, qualunque esso sia; per questo è necessario formare donne apostole non tanto in ordine al loro fare, quanto al loro essere: un essere pienamente ecclesiale costantemente orientato al sacerdozio di Cristo.

Chi porta nel cuore il disagio di alcuni sacerdoti deve trovare strade nuove per la formazione di donne che sanno stare accanto a loro nella preghiera, in un servizio generoso.

 

Apostolato nell’unità dei due

In due nel ministero pastorale - Il cammino che la donna sta facendo nell'ambito sociale deve trovare il suo compimento anche nella vita ecclesiale. Bisogna essere convinti della preziosità e attualità dell’impegno ecclesiale e pastorale della donna. La prima evangelizzazione avviene nella famiglia. Una madre saggia e sapiente prepara alla Chiesa una nuova generazione.

I valori umani e cristiani presenti nel cuore della donna non sono ancora stati sufficientemente tenuti in considerazione per una più completa e valida formazione dei presbiteri.

Quello della donna è un apostolato di complementarietà e reciprocità.

Non ci sono rivendicazioni da porre, ma un progetto da scoprire secondo le esigenze contingenti e attuali per una più rapida espansione del Regno. La donna che Dio ha scelto con una particolare vocazione per affiancare un ministro della Chiesa va guardata come un segno dei tempi, una luce nuova, un'esigenza della comunità cristiana.

Le donne chiamate a questa vocazione hanno un ruolo importante, simile a quello delle donne che hanno affiancato Gesù e i primi apostoli nella diffusione del Vangelo, donne che sanno condividere la passione del pastore, mentre prestano il loro servizio d'amore e di carità nell'ambito della stessa famiglia parrocchiale.

L'aspetto assistenziale è sì importante; infatti la donna fa tanto bene quando cura i poveri, gli ammalati, gli abbandonati, i carcerati, i bambini, ma non basta, essa va più profondamente associata al ministero sacerdotale, stretta collaboratrice, anima operante nelle varie istituzioni. C’è una missione particolare per la donna nella vita della Chiesa anche nelle strutture e nelle soluzioni decisionali ed è quella di mettere la propria sensibilità e finezza materna  a servizio del sacerdote all’interno della sua comunità ecclesiale.

A misura che si ama Gesù concretamente nella persona del sacerdote e di ogni creatura, si entra nell’amore che è proprio della paternità e maternità di Dio.

Santi in due - È lo Spirito che prepara una donna ad essere associata in un cammino di santità con il sacerdote. 

Accanto al sacerdote ci vuole una donna saggia, un’anima orante, vigilante, premurosa che sa vivere all’unisono con lui.

Una donna che porta in sé i sentimenti di Cristo non rallenta, ma favorisce il cammino di un consacrato verso la santità.

Il suo cuore di madre troverà modi e tempi per sostenere e vivificare di grazia l’impegno apostolico di un consacrato e la sua testimonianza gli comunicherà energie spirituali più creative e tanta serenità.

Alla donna che vuol vivere una vita apostolica va indicata la stessa meta dell'apostolo. La donna è apostola quando il servizio reso alla Chiesa cammina secondo l'esempio delle donne del Vangelo che sono state fedeli fino al Calvario.

È anche importante che la donna in questo cammino impari l'arte di Maria di Betania.

Le donne che fanno parte di quest'Opera vivano lo spirito di preghiera, la contemplazione e il servizio premuroso e incondizionato nei riguardi dei sacerdoti, sull’esempio di Santa Chiara, nostra patrona.

Come Maria - Dio ha creato la donna perché sia d'aiuto all’uomo e, in Maria, essa può riprendere il suo ruolo originario, purché rimanga attenta, vigile e fedele all’azione dello  Spirito.

La donna, che il Signore ha scelto per questi nuovi tempi a servizio della Chiesa, va modellata sul cuore materno di Maria, a lei deve saper guardare prendendo coscienza che l'umanità  è stata affidata anche alle sue cure materne.

Maria è modello per ogni donna che si impegna a vivere una vita di donazione perciò da lei impara il vero modo di servire la comunità cristiana accanto al sacerdote. In questo cammino c'è sempre Maria che, come Madre, indica la strada della preghiera e del servizio.

E’ indispensabile invocarla, imitarla, sceglierla  come guida. Quello che Maria ha fatto con Gesù, ora la donna di Dio può farlo con chi Gesù le ha affidato.

L’Opera  è chiamata ad alimentare quel genio femminile che il Santo Padre indica come luce che può rischiarare la Chiesa e il mondo.

 

“Gesù se ne andava per città e villaggi,
predicando e annunciando la buona novella
del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne
che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità”.

 (Lc 8,1-2)

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10. LA  SANTITA’

“Consacrali nella verità.
La tua parola è verità.
Come tu mi hai mandato nel mondo,
così anch’io li ho mandati nel mondo.
E per loro consacro me stesso,
affinché siano anch’essi consacrati nella verità”.

Giovanni 17,17-19


Via di santità

La docilità della Vergine Maria e dei santi è stata la terra necessaria perché si realizzasse nella Chiesa, per il bene del mondo, ciò che il Padre aveva progettato dall’eternità.

Quando il Creatore raggiunge una sua creatura, se la trova docile e disponibile, la trasforma e la riveste di sé.

Santa è la creatura che appartiene totalmente a Dio e, perché sua, può essere totalmente degli uomini.

La vita soprannaturale è un dinamismo che si realizza in tutte quelle anime che si lasciano far piccole, semplici, umili al cospetto degli uomini, ma che diventano grandi davanti al Padre. Il regno di Dio è dentro di noi. Quante realtà divine si muovono nell'intimo del nostro cuore e talora non le sappiamo leggere! Dentro di noi vive il mondo di Dio che va coltivato con sapienza perché ha dimensioni eterne.

La santità è un cammino che ha come traguardo la stessa persona di Gesù.

Chi serve le realtà dello Spirito e le realtà umane con fede, amore e retta intenzione, manifesta la gloria di Dio Padre: è percorrendo questa strada che si realizza la santità.


I santi

Vero cristiano è colui che vive uno stretto rapporto con il Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. La persona santa è la persona  meglio riuscita perché si è uniformata totalmente alla volontà di Dio. I santi sono i grandi artefici del regno di Dio sulla terra. La loro vita ha sempre una ripercussione cosmica. I veri protagonisti della storia sono gli uomini e le donne impregnati di Cristo. Quanto più una persona è immersa in Dio e tanto più la sua vita si svolge nella carità verso il prossimo. Un santo non è tale perché ha compiuto cose straordinarie, ma perché, in fedeltà e obbedienza, ha seguito le ispirazioni dello Spirito, si è lasciato guidare da chi ne interpretava la voce e ha riconosciuto il Signore in ogni circostanza. Si è santi nella semplicità della vita quotidiana, in ogni nostro pensiero o desiderio, in ogni parola taciuta o manifesta, nello scorgere la presenza di Gesù in noi e in tutti.

Cercare il regno di Dio è una strada di santità, anche quando vi fossero delle cadute. Il discepolo del Vangelo si affida innanzi tutto alla grazia che non può mai mancare, ma poi sa farsi violenza e abbraccia con fiducia la strada del sacrificio.

La santità non è un lusso, ma una prerogativa specifica dei figli di Dio; non è neppure assenza di peccato, ma serena e fiduciosa apertura alla misericordia infinita di un Padre tenerissimo.

 

Santità della Chiesa

Oggi la Chiesa e il mondo hanno bisogno di santi: essi sono come antenne adatte per captare e trasmettere la volontà di Dio, sono persone che hanno saputo perdere se stesse per vivere secondo il Vangelo. La risposta generosa alla propria vocazione porta alla santità della vita. I santi hanno una forza trainante all'interno della Chiesa, sono essi a portare avanti il regno di Dio.

La Chiesa si rinnoverà solo se avrà persone conformi alla vita di Gesù, persone che sanno ripetere: "Mio cibo è fare la volontà del Padre" (Gv 4,34) e vivere il comandamento dell’amore.

Sono i cuori rinnovati i veri mattoni che edificano la Chiesa, e i mattoni sono validi se impastati di spirito evangelico. Meno strutture e più sostanza, più vita di intimità con Gesù, unico salvatore del mondo. La Chiesa ha bisogno di cristiani che non fanno rumore, ma vivono con gioia il momento presente dando il primato a Dio in ogni campo della vita ecclesiale e umana. La Chiesa ha bisogno di santi in tutte le sue espressioni di vita: la famiglia è la prima fucina di santità. La disponibilità e la fedeltà di una Vergine hanno dato un “mondo nuovo” al mondo.

Preghiamo perché in forza della fedeltà e docilità al Vangelo dei membri dell'Opera nuova grazia si realizzi per la Chiesa.

 

Santità nell’Opera

Vita santa: essere come Dio ci vuole - La vita dell'Opera matura nella santità dei suoi  membri e i frutti si raccoglieranno se c’è un vitale inserimento in Gesù che ci ricorda : “Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5).

L'Opera dell'Amore Sacerdotale vuol essere nella Chiesa un’ascesa continua di santità per coloro che la vivono e ad essa attingono.

Noi siamo un piccolo seme che ha in sé una scelta divina. Ciò che conta è essere come il Padre ci vuole in obbedienza allo Spirito che vivifica la nostra vita. C'è bisogno che tutti prendano coscienza di essere chiamati a un cammino di santità  dove il proprio tornaconto non ha più diritto di esistere. Ognuno deve impegnarsi a vivere nella volontà di Dio che non ci domanda la perfezione, ma la tensione serena verso la santità.

La strada di Gesù - Qual è la strada da percorrere? Quella del discepolato  che giorno per giorno ci porta sempre più vicino al Padre. Una strada di santità fatta di piccole cose, di desideri profondi, di amore alla maniera di Gesù.

Chiediamo al Signore la sapienza del cuore, quella che ci consente di valutare la precarietà del nostro quotidiano e la ricchezza di quanto Gesù attende da noi. Lasciamoci convertire ogni giorno, senza pensare a quello che dobbiamo lasciare o a quello che dobbiamo vincere perché Gesù ci propone solo una strada di ascesa. Quanto più fissiamo lo sguardo su di lui, e tanto più il nostro spirito si stacca dall'opacità della terra. Se facciamo correre tra di noi il fiume della carità di Cristo, fiorirà in ciascuno di noi la santità.

Viviamo nella piena confidenza con Gesù, lasciamoci istruire dallo Spirito che ci guida ogni giorno perché una vita santa sia posta al servizio della Chiesa. La santità si coniuga anche nelle fragilità che fanno scaturire sentimenti di umiltà e di abbandono totale.

Questo cammino spirituale deve essere in continua ascesa, non solo per l'azione dello Spirito, ma anche per l'aiuto e lo scambio di doni che la famiglia dell’ Opera è chiamata a realizzare.

Frutti di santità - L'Opera cresce se i membri  che la compongono vivono la vita di grazia.

La presenza viva di Gesù in mezzo a noi nell'Eucaristia sia sentita come un “roveto ardente” che mai si spegne.

L'ascolto della parola di Dio, l'adorazione eucaristica, la filiale tenerezza verso la Madonna, l'umiltà e la mansuetudine siano presenti in tutti.

L'Opera inciderà nella vita della Chiesa in rapporto alla santità dei suoi membri prima ancora che nelle loro opere. Per questo è chiesto un impegno forte di vita secondo il Vangelo. Anche se i frutti esterni non apparissero all'occhio umano, quelli dello Spirito entrano nel cuore dell'uomo. Non pensiamo a opere grandiose secondo l’ottica del mondo, ma a quelle che lo Spirito suscita nel cuore.

I chiamati all’Opera non moltiplicano le attività, ma vivificano con la propria testimonianza cristiana le opere che già esistono.

E’ necessario operare in profondità prima ancora che in estensione. C'è tanta ricerca perché le opere siano efficienti, ma queste hanno un valore solo quando le affidiamo a Dio.

Sacerdozio santo - Ogni ambito della Chiesa domanda persone disponibili a farsi ponte perché il regno di Dio si estenda sulla terra. Il Signore sostiene e affianca l’Opera perché faccia risplendere il volto di Cristo su ogni creatura, in particolare nel cuore dei consacrati.

Solo l'amore ricevuto da Gesù e sperimentato con la vita, può entrare in tanti cuori, soprattutto nel cuore dei sacerdoti.

Chi affianca l'apostolo è chiamato a vivere con intensità i valori dello Spirito e ad avere  un'intima e profonda comunione con Gesù.

Per sostenere l'apostolo si è chiamati ad amare con la stessa intensità di amore con cui Gesù lo ha consacrato.

Alcuni consacrati possono avvertire la solitudine del cuore e noi dobbiamo stare loro accanto con tenerezza e comprensione fraterna.

L’Opera a questo riguardo  si impegna a formare donne disponibili ad affiancarli.

I membri dei tre rami siano coscienti di ciò che è più urgente per la crescita della Chiesa: la santità di vita e di opere.

Tutto il popolo di Dio pertanto è chiamato a conoscere e a vivere la propria dimensione sacerdotale; in tal modo si potranno avere sacerdoti più zelanti e famiglie più aperte  alle esigenze dei loro pastori.

La Chiesa ha bisogno di sacerdoti apostoli, ma ha pure urgenza di avere laici apostoli e santi. Un sacerdote santo è un modello perché altri sacerdoti si incamminino verso la santità.

La chiamata ad una vita di speciale consacrazione è un dono dello Spirito per sviluppare sempre  di più la propria consacrazione battesimale. Chi si dona al Signore si immerge in quella pasta umana che Cristo ha assunto e promosso perché sia divinizzata.

La consacrazione non è  un onore, ma un servizio perché il regno di Dio si estenda.

“A immagine del Santo che vi ha chiamati,
diventate santi anche voi
in tutta la vostra condotta;
poiché sta scritto: voi sarete santi perché io sono santo”.

1 Pietro 1,15-16

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11.  VITA DI FEDE

“Non prego solo per costoro,
ma anche per coloro che crederanno in me
mediante la loro parola:
che tutti siano uno come tu, Padre, in me e io in te,
affinché siano anch’essi in noi,
così che il mondo creda che tu mi hai mandato”.

 Giovanni 17,20-21

Siamo chiamati a dare dei fondamenti al cammino di fede di quanti fanno parte di questa famiglia perché la fede ci consente di leggere al di là di quello che l’occhio umano può vedere.

Quanto è importante una vita di fede perché il mondo diventi il regno di Dio! Viviamo la fede che si traduce in amore, con una grande fiducia in Gesù.


Fede e fiducia

Al di sopra della nostra fedeltà e del nostro impegno sta sempre la fedeltà di Dio. Chi è chiamato, per divina misericordia, ad entrare in un movimento per la crescita in santità della Chiesa, è tenuto saldamente nelle mani del Padre. Chi confida in lui non rimane deluso.

In verità se leggiamo a ritroso la storia dell’Opera, comprendiamo come tutto coopera per il bene quando si vive aperti all'amore di Dio.

Siamo chiamati a imparare sempre di più a mettere la nostra fiducia nella Provvidenza.

Impariamo dal Vangelo, soprattutto là, dove ci è chiesto di non preoccuparci e proseguiamo nel nostro cammino senza temere: i progetti di Dio sono continuamente sostenuti dai suoi interventi. Lasciamoci guidare dalla Provvidenza, sottomettendoci docilmente all'azione dello Spirito perché anche per mezzo nostro si compia la volontà del Padre. Diamogli fiducia e riconosciamo tutti i doni che Egli ha profuso nella nostra vita senza arrestare mai la nostra fiducia in colui che è l'impareggiabile Padre della Provvidenza. Nelle nostre necessità sostiamo davanti al tabernacolo e sperimenteremo i prodigi dell’amore di Dio.

È necessario saper dire spesso, all'interno dell'Opera a noi affidata, l'umile parola di Maria: eccomi, Signore, sono la tua serva, opera in me le meraviglie della tua volontà. Dobbiamo imparare dalla Vergine l'arte di affidare a Dio tutto di noi, dell'Opera e del mondo intero.  Vivere nella fiducia è vivere di fede  abbandonati alla volontà di Dio desiderata, accolta e amata. Il cammino che stiamo percorrendo, e che sempre più ci introduce nel cuore della Chiesa, deve renderci saldi nella fede, operosi nella gratuità e nell’amore fraterno.

 

L’Opera l’ha voluta Gesù

Questa famiglia spirituale l’ha voluta Gesù perché sia di aiuto ai sacerdoti e ai consacrati.

Quando l'incertezza o il timore dovessero far breccia su di noi, sostiamo e deponiamo tutto in Gesù; nella fiducia in lui sta la costanza per proseguire nel nostro cammino. Dio prima fa il dono e poi domanda di rispondere liberamente: è per questo che le opere di Dio richiedono fede, tempo, prove e lungimiranza. L'arte della perseveranza è dura da imparare. Da qui nasce l’impegno di essere custodi vigilanti,  disponibili e obbedienti. Coloro che formano l’Opera entrino nella categoria di quanti si fidano di Dio. Il distacco dalla propria volontà permette di entrare più facilmente nella volontà del Signore.

Camminando  nella fede sentiremo la forza della presenza di Gesù, godremo di essere dove la Provvidenza ci ha  collocato, di  poter fare ciò che le forze ci permettono e di trovare la nostra serenità  vivendo l’abbandono.

Come un bimbo svezzato è tra le braccia di sua madre (cfr Sal 131/130,2), così sia la nostra vita nel cuore di Cristo.

Sempre, quando è offerta dal Padre una missione, è detto come a Maria, come agli Apostoli: “Non temere, non temete!”

Anche per noi sia valida questa  parola. Lo spirito di abbandono e di fiducia è il nostro “sì” a quanto il Padre ha progettato.

Non temiamo, tutto è possibile a Dio; chi è generoso non avrà da pentirsi.

 

Luci e ombre

Alle sue creature il Signore  non lascia mai mancare la forza che le sostenga nel cammino ed è il suo Spirito che accende in noi le luci che lo rischiarano. Il cammino che stiamo percorrendo non può presentarsi tutto chiaro, ed è per questo che noi esercitiamo la fede sapendo come la nostra vita è diretta da Dio.

Chi si dona al Signore cammina nella pace.

Tempi di luce, tempi di oscurità: tutto concorre alla realizzazione del progetto.

 

Fragilità umana e fedeltà di Cristo

Tutto ciò che è umano porta in sé il limite.

Al Padre interessa che la Chiesa cammini verso una pienezza di umanità, pur sapendo che essa è composta da uomini deboli e fragili, anche se sostenuti dallo Spirito. Chi si lascia guidare dal Signore è capace di compiere le opere del Signore purché rimetta la propria  povertà nelle mani della sua onnipotenza.

E’ Dio che opera il bene nella Chiesa, a noi è chiesto di affidarci al suo amore di Padre.

Quello che noi doniamo è poco, ma il seme di senapa, per la potenza dello Spirito, si trasforma e cresce. Se avremo fede, le nostre fragilità non ci sfiancheranno, ma ci daranno maggior ardimento perché impareremo  a mettere la nostra fiducia in Gesù che presiede il deposito di grazia che l'Opera ha accolto in sé. Sull’esempio di Paolo ripetiamo: “Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze perché dimori in me la  potenza di Cristo: quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,9-10).

La Chiesa vive il suo mistero di salvezza in un impasto di fragilità umana mai disgiunta dalla grandezza divina, che Cristo le ha donato con la sua morte e resurrezione. Anche noi siamo in quest'amalgama di umanità e di divinità. Lasciamo cadere le scorie della nostra povertà, affidiamoci sempre alla fedeltà di Cristo e rimaniamo nel suo amore, che è fedele.

Solo Gesù conosce pienamente la nostra umanità e solo lui, in modo pieno, ne rispetta la fragilità; per questo la nostra fiducia e speranza nel bene non possono venire meno.

La fiducia che Gesù ha in noi sostenga e illumini ogni nostra perplessità. Camminiamo con fedeltà, consapevoli che Gesù ci precede sempre.

Il dono della nostra fragilità - L’uomo è una creatura fragile, anche se lo Spirito continua a illuminarlo e a comunicargli la forza necessaria per rimanere fedele e costante nel cammino. Anche gli Apostoli erano deboli e semplici quando Gesù li scelse: la povertà dei mezzi e l’umana fragilità non hanno impedito loro di evangelizzare il mondo del loro tempo. Rivestiti della potenza dello Spirito hannoproclamato le verità del Regno rimanendo con lui e formando tra loro una cosa sola. L’unità tra loro ha avuto come radice il perdono, l’umiltà e la piena accoglienza. 

Gli apostoli proprio perché conoscevano i loro limiti potevano accogliere anche i limiti degli altri.

Ogni dono di Dio si incontra con la fragilità dell’uomo perché questo è il terreno per l'espansione del Regno.

La santità si coniuga anche nelle fragilità umane che fanno scaturire sentimenti di umiltà e di abbandono. 

Più che calcolare la nostra fragilità, mettiamo in conto l'onnipotenza di Dio, sempre all'opera per generare figli con i sentimenti di Cristo.

Dio consegna i suoi doni all'uomo perché si fida.

Il Signore ci domanda perseveranza in questo servizio e accoglienza di quanti egli mette su questa strada, senza stupirci della debolezza e della fragilità. Cerchiamo di essere generosi ma anche distaccati da tutto ciò che in qualche modo ci può tenere in ansia. Dio Padre ci sostiene, ci rinnova e ci fortifica.

Diamo fiducia a tutti, sollecitiamo ad andare avanti, nulla vi è di perfetto, ma tutto è materiale da costruzione.

Tessiamo sempre, anche quando la trama della tela ci potesse apparire di piccole dimensioni.

Prendiamo coscienza delle nostre deboli forze per vivere in umiltà, ma offriamo tutto sapendo che nella debolezza si manifesta la forza del Signore. Sottomettiamoci in serenità e pace a quanto la Provvidenza dispone per la vita nostra e di tutta l'Opera.

L'invito evangelico: "Siate perfetti come è perfetto il Padre mio che è nei cieli" (Mt 5,48) non deve scoraggiarci perché tendere alla perfezione  non significa essere già perfetti; chiediamo aiuto a Dio nella prova. Diamo fiducia, sosteniamo i deboli, rinfranchiamo i vacillanti perché nessuno senta il peso della propria debolezza quando qualcuno non gli porge la mano.

 

Senza calcolo

Coltivare le realtà dello Spirito è impegnativo.

La fede infatti non ha davanti a sé una realtà ben definita e per questo domanda di fidarsi di Dio e di affidarsi a lui.

Come i santi hanno saputo perdere i loro schemi e si sono immersi nella volontà del Signore, senza calcoli sulle proprie risorse umane e psichiche, così in questo cammino, Egli ci domanda di non calcolare troppo: chi semina getti a piene mani senza preoccuparsi che il seme vada al di là del solco tracciato. Seminiamo con fiducia, accogliendo tutti coloro che vivono questo carisma e che sono disposti a camminare nella fede. Seminare nei cuori è un'arte difficile, ma preziosa.

Pazienza, perseveranza, spirito di abbandono devono essere per noi pilastri portanti. Ci possono essere tempi lunghi anche nel cammino di quest'Opera che è guidata da Dio nei suoi tempi di maturazione e di manifestazione.

Ricordiamo però che anche se le nostre attività dovessero subire qualche rallentamento, lo Spirito è sempre all’opera.

La strada, che il Signore ha aperto attraverso di noi nella Chiesa, continuerà ad allargarsi e a progredire non certo per i nostri sforzi, ma per l'onnipotenza della sua volontà.

L'Opera che ci è stata affidata ci fa ripetere: "Sì, Padre. Amen. Posso fidarmi di te, conto su di te".

Mettiamo tutto il nostro impegno ed entriamo nella lode consapevoli che Dio Padre sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Non dubitiamo mai della divina assistenza perché le opere di Dio hanno un loro tracciato che non è di questo mondo.

Il poco che si accoglie secondo la volontà del Signore è assai più prezioso del molto prodotto dalle forze umane.

 

Fatiche delle Fraternità

L’Opera è di Dio ed egli non si ritira mai da ciò che propone, anche nei momenti di   disorientamento egli ci attende.

Le tribolazioni hanno un senso solo quando le sappiamo offrire con fede al Signore e sono proprio esse che alcune volte ci fanno conoscere meglio la sua volontà.

Difficoltà e resistenze – Ogni cammino di Chiesa comporta pregiudizi e resistenze, soprattutto quando ha dimensioni di novità. Si è lenti ad accogliere quello che Gesù vuole donare, specie quando la realtà che egli offre non segue gli schemi usuali.

Anche il carisma della Fraternità trova i suoi inciampi, le sue remore e fatiche.

I Santi ci sono maestri e ci insegnano come essi hanno superato le nostre stesse difficoltà.

Quante paure ci sono da deporre per essere cristiani aperti alla profezia! L’Opera è chiamata a dare i suoi frutti anche per il nostro sacrificio. Le prove hanno aiutato tante  opere ecclesiali a mettere salde radici e questo perché il mistero pasquale di Cristo ne è stato il fondamento. Le difficoltà tuttavia rinforzano la volontà di coloro che sono chiamati ad un carisma.

Ci può essere di esempio il ricercatore d’oro che, quando si avvicina alla miniera, non si scoraggia se deve faticare perché porta nel cuore la speranza gioiosa che un metallo prezioso sarà nelle sue mani. L’Opera è molto di più dell’oro tratto da una miniera.

Non ci renda tristi la prova: essa è un setaccio che ci libera dalla pula perché rimanga il grano buono.

Comunichiamoci fraternamente le difficoltà per camminare in modo più spedito. Queste si ridimensionano quando a farle superare c’è un forte amore fraterno. Non spaventiamoci delle incomprensioni e non angustiamoci, ma impariamo a presentare a Gesù quanto ci sta a cuore. È lui che tiene in mano i remi della Chiesa.

Pazienza nelle incomprensioni - Il cammino della Fraternità può essere lento nel suo procedere, questo però aiuta i due a sintonizzarsi  per vivere la volontà di Dio.

La Fraternità è sempre in cammino anche quando dovesse incontrare delle fatiche: i momenti di prova possono essere momenti di rilancio e di chiarezza.

A volte ci può essere sofferenza per chi vive la Fraternità e questo a causa dell’incapacità di alcuni a capire e ad accogliere questo ramo dell’Opera, ma non dobbiamo temere.

La pazienza è una scuola di fortezza, ma nel suo cammino raggiunge il traguardo.

Non ci spaventi il sacrificio: è l'acqua che irrora la nostra vita perché sia feconda delle opere di Dio. Aiutiamoci a essere misericordiosi, convinti che nulla è impossibile a Dio quando è posta in lui la nostra fiducia.

La legge del grano interrato - La strada che la Fraternità è chiamata a percorrere domanda coraggio, ma anche gioia profonda perché la meta è la santità dei due.

Siamo invitati a percorrere questa strada con l'intensità dei santi.

Quante attese e quanta lotta nella vita dei santi prima di vedere all'orizzonte ciò che  il Padre aveva loro affidato!

Dare la vita significa seguire la legge del grano interrato, legge che sta alla base di ogni opera di Dio.

Le difficoltà, se superate, portano sempre a un balzo superiore. Il Signore, a volte, permette “il calvario” dentro di noi e questo può essere un momento di grande efficacia per la Chiesa. Non ci sgomentino il dolore e la prova che vanno vissuti alla luce del Crocifisso, perché in questo modo adempiamo ciò che manca alla passione di Cristo a beneficio della Chiesa. Dalla croce sgorgheranno sempre fiumi di salvezza; le piaghe di Cristo saneranno le nostre piaghe.

Aiuto nella prova - Proprio nei tempi di angoscia e di decadenza, Dio suscita i suoi messaggeri e li manda.

Il nemico di Dio tenta di distruggere ciò che lo Spirito costruisce; per questo occorre vigilanza e  anche se le forze del demonio sferrano i loro colpi,  non possono prevalere perché lo Spirito Santo ci sostiene con la sua grazia.

Le tentazioni vanno vissute come prove che ci spingono ad invocare l’aiuto di  Dio.

I figli dell'Opera sono chiamati a diventare il buon samaritano verso i sacerdoti e i consacrati che si trovassero in difficoltà.

Se incontriamo qualcuno di loro nella sofferenza dobbiamo essere la manifestazione della bontà e compassione di Cristo ed avere sentimenti di misericordia.

“Infatti non abbiamo un sommo sacerdote
che non sappia compatire le nostre infermità
essendo stato lui stesso provato in ogni cosa
a somiglianza di noi, escluso il peccato”.

(Eb 4.15)

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12. LA SANTITÀ

 “Io ho dato loro la gloria che tu mi hai dato,
perché siano uno come noi siamo uno:
io in loro e tu in me,
perché siano perfetti nell’unità,
e il mondo riconosca che tu mi hai mandato
e li hai amati come hai amato me”.

 Giovanni 17,22-23

 

Intimità con Dio

L'emblema nostro sia l'intimità con Gesù.

Il carisma che sostiene questa famiglia trova le sue radici nella preghiera, nello spirito di abbandono e di confidenza nella bontà del Padre, nella mansuetudine e mitezza verso se stessi e verso tutti.

È la vita interiore che rende feconde le opere in ordine alla gloria del Padre e alla diffusione del Regno. C'è bisogno di una vita spirituale intensa, per questo è necessario un frequente confronto con il Vangelo e un costante appello alla vita di grazia.

Vivere nel mondo, ma non essere del mondo, domanda una meta molto chiara. C'è bisogno di aiuto fatto di preghiera, ma fatto pure di compartecipazione che include la correzione fraterna.

Il cammino dell’Opera richiede di essere aperti alle necessità della Chiesa. L’Opera si realizza innanzitutto nei cuori e di conseguenza si riflette nelle opere mediante il servizio. Viviamo una solida vita interiore e non stanchiamoci di sollecitare a essere costanti nei propri impegni spirituali, morali e sociali. Se diamo la priorità alla vita interiore mantenendo il nostro impegno di preghiera e di offerta e donando con gioia anche il sacrificio, il resto verrà di conseguenza.

Niente va perduto di ciò che è donato al proprio Dio. Nell'umiltà e nella docilità allo Spirito Santo possiamo camminare come uomini nuovi. Insieme, con spirito di fede, proseguiamo nel cammino.

Solo i poveri di spirito sono i veri mattoni per costruire il regno di Dio; quindi via i protagonismi.

Viviamo nella semplicità e nella sobrietà: sono note, queste, che caratterizzano le opere di Dio.

A noi non sono chieste azioni straordinarie, perché non sono i grandi gesti che la fede domanda, ma le piccole realtà di ogni giorno vissute e offerte nell'amore. L’impegno vale molto perché costantemente avvalorato dalla grazia del Signore.

Il bene si propaga per contagio, bisogna però essere cristiani autentici, responsabili, capaci di conquista.

Perseveriamo trovando nella preghiera la forza e la luce di cui abbiamo bisogno. Anche il dono della Fraternità presente nella Chiesa ha bisogno di essere irrorato con la preghiera e illuminato dallo Spirito che il Signore fa sempre scendere su chi lo cerca.

Nelle Fraternità e nelle coppie di sposi si preghi il più possibile insieme, perché la preghiera fatta dai due ha una forza straordinaria.

 

Eucaristia

Quanto più ci immergiamo nella fedeltà di Dio, tanto più potremo gustare la nostra fedeltà perché ogni dono viene dall’alto. Ricorriamo a Gesù presente nell’Eucaristia quando ci sentiamo poveri, incapaci, incostanti; sostando davanti a lui riceveremo luce, forza e coraggio.

I componenti dell’Opera si impegnino a conoscere e a gustare la presenza di Gesù nel tabernacolo, per essere con tutti e sempre l’espressione della sua carità.

Quanti tesori di grazia partono come fiumi da ogni tabernacolo! Sapersi fermare per nutrire la propria vita di comunione con Gesù significa affrettare il passo per incontrare il prossimo.

 

Parola di Dio

Il Vangelo - Il Vangelo è il libro che parla della bontà di Dio Padre, bontà fatta uomo, fatta gesto in Gesù. È il Vangelo il vero sale che dà sapore per una vita di santità.

C'è bisogno di un rinnovamento soprattutto là dove le comunità cristiane non avvertono lo slancio del Vangelo per vivere in comunione con Gesù e i fratelli.

Nel nostro servizio alla Chiesa attingiamo continuamente al Vangelo e non stanchiamoci di sollecitare coloro che fanno parte dell’Opera a leggerlo e ad assorbirne lo spirito.

Con esso è necessario avere una grande familiarità perché chi conosce Gesù lo può amare e chi lo ama ha la capacità di farlo conoscere.

Attingiamo con fiducia alle parole del Vangelo, esse sono il mare profondo della sapienza divina a cui tutti possiamo attingere senza mai esaurire l’acqua della grazia. Tutto si compie nella volontà del Padre quando si tenta ogni giorno di essere obbedienti alla Parola che ha la forza di creare cuori nuovi.

La radicalità del Vangelo e il coltivare l’anima dei carismi danno forze nuove alla Chiesa.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di famiglie che sanno attingere al Vangelo e di donne saldamente formate secondo questo spirito.

Il Signore per operare ha bisogno di trovare un terreno pronto ad essere arato dalla parola di Dio; in questo modo il cuore dell’uomo sarà aperto anche a nuove seminagioni.

Nelle nostre scelte facciamo riferimento alla parola del Signore che ci modella e ci rende disponibili alla volontà di Dio.

Ascoltiamo la parola del Signore che la Chiesa ci presenta come parola certa, ispirata, ma diamo pure ascolto a ciò che Gesù ci dice nel profondo del cuore e nel dialogo fraterno. Preghiamo spesso la parola di Dio e rimaniamo come gli Apostoli nel cenacolo con Maria, allora per noi e l’Opera si compirà il mistero della Pentecoste che ci farà essere pieni di ardimento anche in mezzo alle difficoltà.

Vita interiore ed evangelizzazione - Ciò che si realizza all'esterno deve essere sempre frutto di una convinzione interiore. Le cose visibili si perdono nella nebbia del tempo, ma quelle invisibili si radicano nel tessuto della Chiesa.

Nei tempi apostolici, pur nella sua povertà, la Chiesa era capace di annunciare con forza e coraggio le verità del Vangelo.

L'Opera è chiamata a portare un soffio nuovo di carità e di grazia nel cuore dei suoi membri in modo che, formati a una scuola di spiritualità, siano in grado di annunciare quanto vivono e lo realizzino dentro di sé, nelle loro famiglie e nell'ambiente in cui operano.

Diamo largo spazio alla vita interiore perché l'evangelizzazione parte dal proprio vissuto e dalla convinzione profonda che è Dio l'artefice del bene. Dobbiamo agire come se tutto dipendesse da noi, consapevoli però che tutto si realizza per intervento del Signore.

I gruppi dell'Opera sono chiamati a mantenere una fisionomia ben precisa: formare dei cristiani apostoli che sanno vivere ed annunciare le realtà di Dio. L'annuncio domanda la testimonianza.

 

La Madre di Dio

Nel piano della Salvezza - La docilità della Vergine Maria è stata la terra necessaria perché si realizzasse nella Chiesa, per il bene del mondo, ciò che il Padre aveva progettato dall’eternità.

È Maria, la piena di grazia, che può accogliere in pienezza l'opera dello Spirito Santo. Dove c'è Maria, lì sovrabbonda la grazia dello Spirito del Signore, è lei  la strada  per giungere a Gesù.

Aver accolto nell'intimo del cuore la Vergine è aver trovato la via sicura per vivere in comunione con Gesù.

All’interno della famiglia dell’Opera - In una famiglia la madre è fonte di  comunione, è colei che dà sicurezza, serenità, pace; così è di Maria all'interno della famiglia dell'Opera.

La sua presenza favorisce il nostro cammino perché è lei la madre della Chiesa, è lei la mediatrice di tutte le grazie. La sua preghiera e il suo interessamento perché tutto proceda secondo la volontà di Dio sono offerti a tutti.

L'Opera è affidata a chi ha fatto suo questo spirito, anche se con intensità diversa. Tutti i membri dell'Opera facciano largo posto alla devozione e all'affidamento al Cuore Immacolato di Maria.

È un grande privilegio conoscere, accogliere e offrirsi a lei. Impariamo a vivere in compagnia di Maria e affidiamoci a lei  come figli.

La sua potenza di intercessione presso Gesù è tale da ottenere che l’acqua si trasformi in vino;perciò diamole sempre il giusto posto nella preghiera.

Rimaniamo nel suo amore, affidiamoci al suo consiglio e godiamo della sua materna bontà. 

Non stanchiamoci di suscitare in tutti un amore specialissimo per lei.

Alla Vergine potente contro il male affidiamo la nostra vita perché la protegga e la difenda da ogni insidia del maligno.

Nell'Opera deve trovare un giusto posto anche l'imitazione delle virtù della Madonna. Imitare le sue  virtù è percorrere la strada che Gesù stesso ha compiuto. Seguiamo le sue orme e aiutiamoci fraternamente a tessere un rapporto più stretto, più convinto e più tenero con lei, Madre di Gesù e nostra. Da lei impariamo anche  come amare e servire la Chiesa.

Nelle nostre famiglie sia sempre più sentita la presenza di Maria perché la sua è una presenza essenziale. Abbiamo  bisogno di una madre tenera e forte che sappia tenere in mano le situazioni liete o tristi di ogni comunità familiare ed ecclesiale. Nelle nostre difficoltà chiediamo consiglio a lei come figli  amorosi e fiduciosi del suo aiuto. Diamo spazio alla Vergine Maria  nei nostri incontri e preghiamo lo Spirito Santo perché  nella Chiesa fiorisca  una nuova generazione di consacrati. Accanto a Maria possiamo vedere come un “sì" totale e incondizionato abbia ripercussioni di vita eterna e non ci spaventi l'accostamento del nostro piccolo "sì" al grande "sì" di Maria.

Imitiamo e attingiamo alla sua fede che non è mai venuta meno e si è tradotta in gesti di maternità concreta.

Il mistero dell'Annunciazione si realizza anche in noi quando offriamo il nostro "sì" alla volontà del Padre. Il Signore compie tante visite durante la vita di una persona, ma per tutti ce n'è una che porta a compimento un progetto che non è solo in ordine al bene della persona ma della Chiesa. 

“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito
ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi
ciò che noi abbiamo contemplato
e ciò che le nostre mani hanno toccato,
ossia il Verbo della vita
noi lo annunziamo anche a voi
perché anche voi siate in comunione con noi”:.

(1 Gv. 1,1-3)

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13.  AMORE FRATERNO

“Padre, voglio che anche quelli
che tu mi hai dato siano con me,
dove sono io, affinché contemplino la mia gloria,
quella che tu mi hai dato,
poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto,
io invece ti ho conosciuto
e costoro hanno riconosciuto che tu mi hai mandato.
Io ho fatto loro conoscere il tuo nome
e continuerò a farlo conoscere,
affinché l’amore con cui tu mi hai amato sia in essi e io in loro”

 Giovanni 17,24-26

 

Unità e carità

Tra di noi siamo chiamati a fare "corpo", perché è sempre l'unità la forza propulsiva per la crescita e la santità di ogni opera della Chiesa.

Se siamo animati dallo Spirito, uniti fraternamente dalla stessa carità e dallo stesso anelito di santità per la vita della Chiesa, saremo concordi anche nel cammino. Un carisma, quando è donato, non si frantuma nel passare nelle mani di tutti, ma nella sua santità e forza si comunica tutto in ciascuno.

Ogni membro quindi può dire con questo carisma: il Signore mi ha dato una porzione del suo regno da portare avanti.

Camminiamo insieme nei momenti di gaudio e in quelli di stanchezza, sostenendoci reciprocamente perché l'amore che Gesù ci ha messo nel cuore è frutto di carità nello Spirito Santo.

Un'Opera come questa deve avere come struttura portante la legge dello Spirito, che è pienezza d'amore. Solo l'amore libera, solo l'amore edifica, solo l'amore rialza chi è caduto.

Tra noi dobbiamo essere uniti come in una cordata per salire il monte della volontà di Dio.

Invochiamo e promuoviamo l'unità di sentimenti e di cuore tra i membri dell'Opera perché il mondo ci riconosca come discepoli di Gesù.

L'unità è un dono dello Spirito, ma è pure una conquista dell'uomo; formiamo unità fra di noi e non ci spaventino le difficoltà, il dubbio o l'incertezza. Siamo chiamati ad avere con tutti uno sguardo di profonda bontà.,solo questa costruisce e sollecita a essere operatori di bene.

La fonte dell’amore - È l’ amore che sostiene le opere, ma sono pure le opere che fanno vivere l'amore, e l'amore vero è uno solo: quello che Dio stesso ci comunica attraverso Gesù.

Egli è l'amore eterno del Padre fatto carne, fatto pane per noi. Egli ama dello stesso amore con cui il Padre lo ha amato. La vera comunione possiamo leggerla nel rapporto di Gesù con gli Apostoli e i discepoli che gli vissero accanto.

Gesù è fonte di comunione, egli ci rende comunione tra noi e con tutti. C’è un libro che rimane aperto per tutti: è il Crocifisso. La sua parola invita sempre all’amore che è dono di sé senza riserve. Facciamone esperienza!

Viviamo nella pace che è sempre espressione vera della presenza di Gesù in noi.

Amiamoci come Gesù ama. Rimaniamo fedeli alla scuola di Gesù. “Questo è il mio comandamento: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34). L'intima comunione con Gesù è un dono, che ci immerge nella vita profonda della Santissima Trinità e ci apre all'orizzonte del mondo intero. La carità è un dono prima ancora che una virtù. Ciò che vale è una profonda comunione con Gesù, è da lui che nasce ogni capacità di comunione. Gesù attende che ci si lasci rivestire della sua capacità di amare e di donare: soltanto il suo amore può rendere le persone “amore”. Tante volte veniamo visitati da Gesù, sia nella preghiera che nella carità fraterna, ma soprattutto veniamo visitati e trasformati da lui nel momento della comunione eucaristica. È importante sentirci visitati dal Signore per avvertire poi la necessità di far visita a chi ne ha bisogno. Facciamo ricorso alla presenza di Gesù nell'Eucarestia, per imparare e assorbire lo spirito di accoglienza e umiltà. L'amore all’Eucaristia sia per tutti i membri dell'Opera, un segno che ci contraddistingue, una realtà di Chiesa fortemente apprezzata e vissuta. Riconosceranno l’autenticità ecclesiale di quest’Opera, se sapremo accoglierci con quell’amore e quella benevolenza che nella preghiera attingiamo dal Tabernacolo; sia lui ad appianarci la strada dell’umiltà, della pazienza, dell’accoglienza.

L'amore che ci è donato ha una connotazione ben precisa: è carico di misericordia, di benevolenza, di pazienza e di perdono. È sulla stessa lunghezza d'onda dell'amore di Cristo crocefisso e risorto. Se ci lasciamo fare da lui e raggiungere dalla sua volontà, diventeremo per molti, ma in particolare per i consacrati, un asilo di pace, una casa aperta per l'accoglienza.

Lavorare e progettare insieme per il regno del Signore ha le sue profonde radici nella comunione con Cristo.

È necessario che si formi un amalgama di fraternità, per una vita santa compartecipata: impariamo  a camminare insieme come gli Apostoli che hanno saputo seguire Gesù pur nei loro limiti e con i loro difetti.

L'amore fraterno è il distintivo irrinunciabile perché l'Opera cammini secondo un chiaro progetto della Provvidenza e diventi una voce e un segno visibile per la Chiesa.

Il nostro incontrarci è come attingere a una sorgente  per rinnovarci nello Spirito ed essere così aiutati nella via della volontà del Signore. I membri dell'Opera si sentano fratelli, camminino come fratelli perché insieme cementati dall'amore sacerdotale di Gesù.

L’Opera dovrebbe essere come un lembo di Paradiso, non già perché la compongono uomini perfetti, ma perché la intessono persone animate dai sentimenti di Cristo. Rimaniamo nell'amore di Gesù per essere capaci di amare. Mentre amiamo un nostro fratello restituiamo, attraverso di lui, quello che prima Dio ci ha donato. Amare è anche restituire, far tornare tutto alla sua sorgente. 

L'amore generato dallo Spirito porta in alto e dona sempre la gioia del cuore.

La testimonianza come carità - Da una vita santa fioriscono opere di carità. Una vita di fede è verificata dalla carità, dalla piena disposizione a servire l'uomo, qualunque uomo che incrocia la nostra strada. È la carità che costruisce ed è l’amore che con discrezione aiuta il fratello a entrare nella verità. La testimonianza più vera è sempre la carità. Solo la carità, che è sintesi di ogni virtù, imprime nel cuore il sigillo dell'immagine di Cristo.

Chi attraverso l'amore di un fratello incontra l'amore di Cristo imbocca la strada della salvezza. L’amore è dono, è sacrificio, è dimenticanza di sé, è, come insegna il Vangelo, un dare la vita per i  propri fratelli.

Questa famiglia è chiamata a diventare sempre di più una scuola d'amore, un amore accolto, ricevuto da Gesù. Quanto più saldo è il vincolo che di noi fa una cosa sola, tanto più si manifesta in questo cammino la luce del Vangelo. Ciascuno, nel suo campo specifico, può essere apostolo quando a spingerlo è l’amore di Dio. L'amore cresce mentre lo si dona ed è sempre donando che la persona riceve.

 

L’amore fraterno e la condivisione nella Chiesa e nell’Opera

Dove si fa comunione, lì si fa crescere la Chiesa, e la comunione è sempre accoglienza e dono reciproco. Camminiamo come fratelli: è questa una condizione necessaria perché l'Opera prenda il suo posto nella Chiesa.

Quanto più prenderemo coscienza di essere fratelli, tanto più saremo capaci di accoglierci, di consultarci, di promuoverci. Aiutiamoci scambievolmente a vivere questa vocazione, facendoci apostoli della carità di Cristo per essere suoi testimoni.

Reciprocità e condivisione - Ci sono delle ricchezze nel cuore di ciascuno che vanno messe in comune perché si conosca sempre meglio la volontà del Signore. Chi più cresce più dona. Tutto ciò che viene da Dio manifesta la dimensione dell’amore.

Si fa comunione quando ci si sente piccoli, poveri di parola e umili.

Quando i membri dell’Opera si incontrano è sempre un dono della Provvidenza che ci fa crescere nella reciprocità.

C'è bisogno di condivisione e di compartecipazione.

Tra i membri dell'Opera ci sia come una gara per accogliersi, ascoltarsi, perdonarsi, riprendersi in forze. Facciamoci dono: ciò che doniamo diventa anche nostro patrimonio. Partecipiamo ad altri quello che abbiamo ricevuto perché è dello spirito fraterno condividere i beni ricevuti senza  quantificarli, perché essi sfuggono alle categorie umane.

Il bene vero è quello che si svolge sotto lo sguardo di Dio.

Ricordiamo che il cammino di ogni discepolo di Cristo è associato a quello di molti altri, è come una cordata dove uno sostiene l’altro.

È necessario riconoscere la forza trainante che muove i membri dell'Opera. Non è sufficiente che ciascuno viva il dono per conto proprio.

Chi è chiamato a percorrere questo cammino di fede si renda disponibile ad aiutare, correggere, sollecitare i fratelli. È la dinamica del Corpo Mistico che ci domanda di essere strettamente legati gli uni agli altri.

Non basta aiutare, bisogna imparare a lasciarci aiutare.

I laici sono chiamati a prendersi a cuore i sacerdoti e le persone consacrate, in modo che nello scambio dei doni si affretti il cammino della interdipendenza. Le famiglie possono condividere con i pastori della comunità cristiana quanto è da loro sofferto e vissuto per una crescita umana e spirituale. E così possono fare le persone consacrate.

Restiamo nella pace! L’umiltà, la semplicità e la riconoscenza sono sempre frutto di uno sguardo rivolto verso l’altro e non ripiegato su noi stessi.

Un cuore solo - Affidiamoci all'unità profonda che unisce Gesù al Padre nello Spirito Santo. È sempre attingendo alla sorgente dell'amore che si può vincere ogni timore, frattura, perplessità.

L’Opera camminerà in modo evangelico se tutti sapremo coniugare con la vita la Parola: “il primo sia l’ultimo e il servo di tutti” (Mc 9,35).

Tutti figli, tutti eguali, tutti amati e accolti con la stessa intensità di amore. Togliamo ogni preferenza se questa non sa trasformarsi in servizio nascosto, silenzioso, umile.

Temiamo l’amor proprio, la superbia e il voler primeggiare. Questo è il tarlo che distrugge e porta divisioni.

È proprio in questo punto dell'unità tra noi che il demonio tenta di inoculare il suo veleno. Non lasciamoci sopraffare, ma sentiamoci fratelli.

Portiamo i pesi gli uni degli altri.

Tutti i membri dell'Opera si educhino a questo servizio, perché la carità fraterna deve essere il nostro distintivo.

Operiamo nella pace e nella concordia e in piena fraternità.

Aiutiamoci  a sottolineare la bontà di ogni fratello.

Consideriamo gli altri superiori a noi stessi e gareggiamo  nello stimarci a vicenda. Sosteniamo i deboli, rinfranchiamo i vacillanti, confortiamo i buoni. Ognuno deve farsi carico della fragilità del fratello per sostenerla nella carità più delicata e paziente.

Il dire bene dell'altro non è solo questione di parole. Coltiviamo quell’ atteggiamento interiore che ci porta a essere attenti, discreti e silenziosi davanti a chi ha subito una ferita. Aiutiamoci, sosteniamoci, ascoltiamoci per essere "amore vivente" per quanti ci avvicinano.

La comunione fraterna ci sostiene anche quando viviamo nel silenzio e ci rende forti  nel momento della prova.

Nella comunione della vita fraterna ci sia un travaso di beni spirituali.

Spirito di famiglia – L’Opera è una famiglia  ed è lo Spirito del Signore che crea vincoli di fraternità tra i membri che la compongono.

Dobbiamo crescere come famiglia: è questa una caratteristica del nostro cammino.

In questo modo possiamo sviluppare quelle virtù che sono fondamentali per il nostro vivere da fratelli.

Legati da amore fraterno viviamo lo stile e lo spirito di famiglia perché è nello scambio di doni che ci alimentiamo dell'aiuto di tutti.

Impariamo dalla famiglia di Nazareth dove Giuseppe e Maria si sono sostenuti nell’amore reciproco e insieme hanno custodito e fatto crescere Gesù.

Chi vive in famiglia può trovare delle remore, ma ha pure tanti aiuti per progredire. Il nostro cammino sia  un genuino amore fraterno, amore non di pensiero, non di desideri, ma di opere, di vita, una fraternità di cuori.

Non basta sentirsi uniti nel momento degli incontri; lo spirito dell'Opera deve segnare di concreto amore le nostre relazioni così come si fa all'interno di una famiglia dove esistono ruoli diversi pur nell'armonia dell'amore con tutti.

Gratuità e accoglienza – Tutto ciò  che esce dalle mani di Dio è gratuito e di valore infinito.

E’ importante vivere la gratuità che nasce e si sviluppa nel cuore come frutto di obbedienza allo Spirito: l’uomo obbediente è facitore di bene.

Ciò che si ascolta nel cuore diventa scuola per operare il bene.

L’amore sacerdotale che anima l’Opera si traduce in servizio, come disponibilità generosa e gratuita a ciò che il Signore ha donato.

In questo cammino impegniamoci a essere testimoni di quella accoglienza che ha contrassegnato tutta la vita di Gesù. Accogliere l'altro vuol dire dimenticare se stessi sapendo che  non è mai perduto ciò che si dona.

Accogliamo con bontà e discrezione quello che ciascuno esprime, crediamo alla retta intenzione di ciascuno e non pretendiamo che tutto collimi secondo il nostro modo di vedere.

Accogliamo le persone che il Signore ci manda e non lasciamo ai margini coloro che ha posto sulla nostra strada.

Ogni persona va accolta nella propria dimensione.

Prendiamoci a cuore i sacerdoti e aiutiamoli nelle loro difficoltà. Per loro dobbiamo essere lo stesso cuore di Cristo: accoglienza, discrezione, paziente attesa.

Amicizia - La famiglia dell'Opera è composta di tanti fratelli che crescono insieme perché si amano. La ricchezza ecclesiale di questo dono domanda pilastri portanti, pilastri di amicizia, di fraternità, di cuore aperto.

L'amicizia è un cammino e non potrà mai, qui sulla terra, raggiungere il vertice massimo.

Ciò significa che l'impegno deve essere costante e pieno di speranza.

L'amicizia parte dal cuore ed è un dono che domanda un contraccambio senza tuttavia imporlo. Ogni vero dono è sempre dato gratuitamente.

 

La misericordia

Chiediamo al Signore di essere personalmente, e come Opera, il volto della sua misericordia, strada che porta alla salvezza.

Ai piedi del tabernacolo si impara anche l'arte della misericordia che non ha confini. Le specie eucaristiche ci dicono fino a che punto è giunto l’amore di Cristo. Un piccolo frammento di pane nasconde la realtà divina. Da lui impariamo come farci piccoli, perché altri abbiano la vita.

Tanti ostacoli, stanchezze e fragilità potrebbero essere superati, anche da coloro che sono consacrati, se più frequentemente attingessero al Cuore di Cristo. A noi, il Signore domanda di essere anime eucaristiche perché bisognose di misericordia e testimoni della sua misericordia.

Sapersi accogliere, sapersi ascoltare e accettare la correzione fraterna, è aver sperimentato la forza della parola di Dio e la soavità del Mistero Eucaristico.

Sempre misericordiosi - È frutto di grazia riconoscersi peccatori e avvertire l'urgenza della paternità di Dio. Il suo Spirito ci raggiunge e ci trasforma, ci comunica le sue  dimensioni di misericordia e, in questo modo, siamo abilitati ad accogliere in noi, innanzi tutto, l'infinita tenerezza di Cristo e riversarla poi nelle persone che Lui ci presenta.

Gli uomini calcolano molto spesso i loro fratelli in base ai meriti e ai demeriti che scoprono in loro; il nostro Dio invece vede il volto di ogni uomo nel volto stesso di Cristo.

Egli ci chiama a essere sempre misericordiosi, anche se la misericordia si addice solo  all'amore di Dio. Quanto più saremo "misericordia", innanzitutto con noi stessi, tanto più potremo chiamarci figli di Dio, figli nel Figlio.

Perseverare nell'amore significa abbandonarsi totalmente alle esigenze dell'amore e non rivangare mai quel passato che non solo la misericordia di Dio ha distrutto, ma che ha reso base e fondamento per una santità più grande. E quando l'amore si fa perdono, allora raggiunge il suo vertice.

 Bisogna saper promuovere il fratello e andargli incontro con rispetto e discrezione.

Il bene potrebbe essere bloccato da chi tentasse in tutti i modi di ottenere sempre la perfezione. Guardiamo a Gesù e al suo modo di accostare e rinnovare coloro che della fragilità umana avevano fatto una larga esperienza. Gesù è colui che, mentre insegna e annuncia, trasforma interiormente la creatura.

È sempre la misericordia che deve trionfare; la misericordia domanda di farsi carico delle debolezze del fratello: questa è la linea del Vangelo. Colui che si sentisse più forte aiuti il fratello più debole.

Siamo chiamati a essere per ogni persona e in ogni circostanza la bontà del Signore.

Sapremo accogliere, perdonare e incoraggiare nella misura in cui abbiamo fatto esperienza di essere stati accolti, perdonati e amati dal Signore. Quando una persona si sente accolta e non giudicata, fa dei passi in avanti e si lascia trasformare dalla grazia.

 “Amiamoci gli uni gli altri perché l’amore è da Dio:
chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore”. 

(Gv.4,7-8)

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